Centro Missionario - Articoli sulle missioni
Compio settant‘anni
pubblichiamo alcune riflessioni di don Emanuele Benatti, già missionario e direttore del cmd


E così. Allora ho pensato di condividere alcuni dei pensieri che frequentano la mia mente in questi tempi, attraverso testi di autori di varie culture di cui amo la verità, la poesia e la spiritualità.
 
Parto da san Paolo:
 
“La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio. Essa infatti è stata sottoposta alla caducità... e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rom.8,19-21). 
 
Natura madre, natura sorella, natura amica, natura creatura schiava della corruzione cui è sottoposta dagli umani “dominatori, consumatori, sfruttatori”, corruzione che la natura cerca di scrollarsi di dosso, corruzione da cui cerca liberazione insieme a tutti gli oppressi.
 
L‘Enciclica “Laudato sì” si fa voce del grido dei poveri e della terra, dei loro diritti, della loro dignità e sacralità:
“Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli!” (LS, 53). Ci voleva Papa Francesco per ribadire quanto da anni si esprimeva con denunce e profezie screditate dai poteri forti come “gufate”, come catastrofismo apocalittico nefasto, come ingenuo ambientalismo idealista…
 
Sono nato in settembre (il 15), in settembre sono stato battezzato (il 22), in settembre sono diventato prete (il 9). E settembre, da sempre mese di raccolti, da una decina d‘anni è diventato il mese del creato, aperto dalla giornata mondiale di preghiera per la sua salvaguardia, il 1° settembre.
 
Non potrei non sentirlo come mese particolarmente caro, bello, buono, propizio… Il 15 settembre, festa della Beata Vergine Maria Addolorata, è preceduta da quella della Esaltazione della Croce: due feste, per il Figlio e la Madre, unico mistero di croce, “sapienza e potenza di Dio”. Estraggo liberamente, al riguardo, frasi del profeta don Mazzolari, in una famosa riflessione sulla Croce del Venerdì santo:
 
“Questa sera il tabernacolo è vuoto, la croce è nuda, ma la Messa continua sugli ignoti calvari dove ogni picco, ogni preda è un tabernacolo, un altare, una croce... So che ci sono anch‘io lassù sul legno, inchiodato sul legno, con la fame di tutti, con l‘esilio di tutti, con la desolazione di tutti, con l‘odio che fa la guerra, con la menzogna che fa l‘ingiustizia.
 
Sono anch‘io un crocifisso! Cristo mi fa uomo con Lui, come Lui, uomo di dolore, uomo di offerta. Siamo tutti dei crocifissi: disperati, percossi, affamati, felici, oppressori, sazi… Crocifissi come Te.
Ma Tu, dall‘alto della croce, invochi perdono. Noi, dalla nostra croce, odiamo.
Tu doni il Paradiso al ladrone. Noi togliamo il pane anche all‘orfano…
Almeno potessimo aver pietà gli uni degli altri!
A vivere e a morire da uomini, da poveri uomini come siamo, in pace con noi stessi!”…
 
Settant‘anni di vita sono pieni di grazie, di sorprese: tutto è dono. Ma quanto spreco!
L‘abbondanza mi fa paura: “A chi molto fu dato, molto sarà chiesto”, sentenzia Gesù.
Di qui la tentazione di respingere tutto:
 
“La tua carità, Signore, mi ha sempre riempito la mano. Dei molti tuoi doni, Signore, alcuni li ho perduti per strada, altri mi pesano sul cuore, con altri ho fatto inutili balocchi. Ora sono mucchio i tuoi doni, montagna i loro rottami… Signore, riprenditi tutto, spazza via tutto, frantuma la mia ciotola da mendicante… Sollevami nudo davanti al tuo amore di Re che non porta corona”(Tagore).
 
Ma lo spreco non è l‘unica colpa e forse neppure la più grave.
A volte ho resistito, ho rifiutato, mi sono sottratto, ho evaso, ho disertato... Eppure:
“Mentre incosciente ti ferivo, scoprivo che eri accanto a me. Lottando inutilmente contro Te, sentivo che Tu eri il mio Signore. Per nascondermi da Te ho spento la mia luce, ma Tu mi hai sorpreso con le stelle” (Tagore).
 
La cosa più difficile, dinanzi alla colpa, è riconoscerla semplicemente e ripartire:
“Mio Dio, com‘è duro aver torto! E accettarlo così, senza cercare scuse, senza cercare di fuggire questo peso dell‘atto compiuto, senza cercare di addossarlo ad altri, alla società, al caso, o alla cattiva sorte. Senza cercare dieci ragioni valide, dieci spiegazioni prolisse per provare agli altri, e soprattutto a se stessi, che sono le cose che hanno torto, e che il mondo è fatto male.
Senza adirarmi, perché nella mia autodifesa m‘intrappolo sempre più. Senza voler ad ogni costo essere infallibile, impeccabile, e che ancora?! Signore, liberami dalla paura dinanzi alla colpa di cui debbo portare le conseguenze!” (Lucien Jerphagnon).
 
C‘è un‘altra cosa, durissima, contro cui mi imbatto da sempre: amare tutti, sì, tendenzialmente tutti, senza escludere nessuno! A volte mi è sembrata quasi una bestemmia, un‘orribile pretesa:
 
“Signore, come mi stancano tutti! Come mi stancano quelli che mi hai dato come fratelli e sorelle. Sono tanti, troppi, diversi, tutti diversi. E ciascuno mi impone qualcosa di suo che mi turba, mi urta, mi disorienta. Ciascuno mi impone qualcosa da ascoltare, da capire, qualcosa da amare, da far entrare in me tale e quale, anche se lo trovo penoso, assurdo. Che fatica, Signore!” (Jerphagnon). 
 
Davvero, una fatica bestiale, anche con l‘aiuto divino: “Senza di me, voi non potete far nulla”...
 
Già, e qui sta il mistero della misericordia e della speranza. C’è Chi la forza ce l‘ha e per tutti, anche per quelli che io ignoro, evito, scarico:
 
“Padre, vengo a Te e invoco aiuto per tutti quelli che soffrono e mi pesano sul cuore. Io non so trovar rimedio, non so confortarli. Te li porto in ginocchio a uno a uno, uno dopo l‘altro. Tu liberali dal male, ognuno dal suo male! Non ti chiedo nulla per me, Tu pensa a tutti: a quelli che incontro, con cui soffro per un momento e lascio… Tu ricordati di loro: te li indico solo…
Ricordati anche di quelli che scordo e sono tanti. Tu resta con loro là dove li lascio, e portali più avanti, più vicini a Te!” (Marie Noel).
 
E adesso, oltre i settanta?! Semplicemente avanti. Il bello ha da venire, pare:
“E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire. E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente!” (K.Gibran).
 
Nel frattempo, avanti con la dinamica del provvisorio, la stessa del “Padre nostro”, quella della quotidianità di pane e perdono, ricevuti e condivisi. “E con la forza datagli da quel cibo Elia camminò quaranta giorni e quaranta notti...”, nota la Bibbia. E chi sa quante volte avrà ripetuto: “Non sono migliore dei miei padri”, né di alcun altro!..
 
Anch‘io, con un po‘; più di umiltà e di fiducia dirò :
“Di questo ti prego, Signore: colpisci, colpisci alla radice la miseria del mio cuore. Dammi la forza di sopportare serenamente gioie e dolori. Dammi la forza di non rinnegare mai chi è povero, di non piegare le ginocchia davanti all‘insolenza dei potenti. Dammi la forza di elevare il pensiero sopra le meschinità della vita. Non permettere che io affondi nelle sabbie mobili della paura e della noia. Cercami, se mi perdo nelle molte vie tra grattacieli d‘inutili cose. Non permettere che io pieghi il mio cuore all‘onda violenta dei malvagi. Tienimi alta la testa e lo spirito vigile, orgoglioso di essere solo tuo servo.” (R.Tagore)
 
E se questi pensieri vi saranno graditi, fateli vostri come e quando vi aggrada. Così pregheremo insieme, reciprocamente, gli uni per gli altri, a prescindere dagli anni e dai danni... GRAZIE!
 
don Emanuele Benatti
 
Masone (RE), 08.IX.2016


Ultimo aggiornamento di questa pagina: 19-SET-16
 

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