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In Casa di Carità a Ruy Barbosa   versione testuale
Sara Bondavalli e la sua piccola e grande esperienza

Sara Bondavalli, 18 anni, di Cella, è stata in Brasile quest’estate, destinazione la Casa di Carità di Ruy Barbosa.
Un viaggio di un mese e 20 giorni, ci tiene a precisarlo; è partita un poco timorosa, pur con la voglia di sperimentarsi in missione ma consapevole della diversità a cui sarebbe andata incontro. 

Ma lasciamo parlare lei: 
Le Case di Carità sono sempre state casa mia e Sr. Maria Giovanna è partita per il Brasile due anni fa. Mi sarebbe piaciuto raggiungerla ma il Brasile sembrava così lontano, ci volevano tanti soldi ed una grande organizzazione,  invece ci sono riuscita. 

Son partita il 16 luglio e sono arrivata, come prima tappa, a casa di Antonina, a Salvador de Bahia, in un quartiere violento e rumoroso, in cui Antonina  è di casa e tutti la conoscono.
Poi don Riccardo e Sr. Emanuela son venuti a prendermi ed è stato bello: 5 ore di auto, una pausa in ospedale per visitare un ospite e poi alla Casa. La abitano 2 suore italiane e due malgasce, per fortuna parlano tutte italiano, così i primi giorni mi sono sembrati più facili. Mi son sentita a casa , mi son accorta che anche se vai dall’altra parte del mare le Case sono uguali.

Ho fatto vita di Casa, una vita fisicamente pesante perché ci sono 14 ospiti, quasi tutti non autosufficienti. La prima settimana, senza riuscire a comunicare in portoghese, è stata difficile perché non riuscivo a relazionarmi con nessuno ma i brasiliani sono stati comunque molto affettuosi e mi hanno coccolata. Apprezzano molto chi viene per stare con loro. 
Dopo una settimana ho cominciato a capire la lingua e al momento del ritorno sarei stata adeguata per stare lì.
Non sono tornata volentieri, sarei tornata per vedere gli amici ma sarei ripartita subito. Mi è mancata la presenza di coetanei, anche se è difficile definirli tali… ho visto bimbe di 12 anni con dei figli. I ragazzi della mia età erano sempre seduti agli angoli delle strade a far nulla, perché non c’è nulla da fare, ma non sono mai venuti  in Casa.
Alcune bambine lavano gli ospiti e li accompagnano in giro ma gli adolescenti non lo fanno e non ci sono ausiliari delle case: non so se il problema è della Casa che non si propone o dei brasiliani che non ne sono attratti, pur se la Casa è giovane, con ospiti giovani. E’ pur vero che molti giovani sono nel giro della droga e molti bimbi sono coinvolti dai giovani perché non sono perseguibili per legge.

Ora, quando parlo del Brasile, provo a non fare “l’esaltata” ma tento di descriverlo così come l’ho visto…
Mi ha insegnato ad essere straniera, una condizione pesante in cui tutti ti fissano; essere bianca e italiana mi ha fatto sentire sempre sotto pressione, a volte anche presa in giro dai bambini… Accettare questo è davvero difficile, essere straniera, non riuscire mai a parlare con qualcuno senza che si sottolinei  che sono italiana. Ma ci son state tante cose belle, una tra le tante che don Luigi mi ha portato una mattina a fare il bagno vestita nelle cascate, in un parco naturale, mentre nel pomeriggio siamo andati in una comunità di campagna a battezzare un bambino e c’era una torta coperta di panna in chiesa. 
E’ stata fondamentale per me la condivisione con le suore, i fratelli e la Glady, che è stata novizia ed è tornata in Brasile. Ha fatto da ponte per me, aiutandomi ad entrare in Brasile ed a inserirmi in Casa.
Ad esempio, l’educazione appresa dai miei genitori non mi è servita, ho imparato che non dovevo finire quello che avevo nel piatto ma lasciarne un poco, voleva dire che era buono e l’avevo gradito. 
Anche la fede è vissuta in modo totalmente diverso da noi, la Chiesa è strutturata diversamente, alcune comunità vedono il prete 1-2 volte al mese. Si tratta di una fede attaccata a luoghi ed oggetti. Ci sono grotte in cui celebrano la Messa e venerano le statue ed i quadri. Non hanno bisogni di prediche, non sono cristiani della domenica. Noi facciamo in chiesa grandi discorsi astratti e quando usciamo tutto resta in chiesa. I brasiliani fanno discorsi concreti, legati alla vita quotidiana, perché la fede dei cristiani cattolici è molto viva e presente nella vita quotidiana.
La Messa domenicale è sempre solenne, tutti  eleganti, tutto curato, cantato e ballato, affascinante. A volte desideravo che venisse domenica per la Messa… dove mi hanno costretto a presentarmi all’arrivo e a salutare alla mia partenza.   

Voglio tornar giù perché ho bisogno di starci ancora un poco. So bene che i brasiliani non hanno bisogno di me ma io ho ancora bisogno di loro.

 









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