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Uniti alla Chiesa martire di Albania   versione testuale
il 5 novembre la beatificazione di 38 martiri albanesi

A due mesi esatti dalla canonizzazione di Madre Teresa, di origini albanesi, la Chiesa del “Paese delle aquile” ha celebrato, il 4 novembre, la festa della libertà religiosa ritrovata quando nel 1990 un sacer­dote coraggioso disse la prima liturgia pubblica al cimitero di Scutari, quando il regime aveva tenacemente allontanato il luogo dei defunti dai luoghi di vita perché non si andasse ivi a pregare o a visitarli. Fu il segnale: a quella messa parteciparono oltre 50.000 persone senza che l’autorità pubblica osasse intervenire. Gli albanesi avevano ritrovato la prima tra le liber­tà: quella di professare liberamente la propria fede nella resurrezione.

Il giorno successivo, a Scutari, al centro della regione più cattolica, sono stati celebrati i Beati martiri dell’Albania, alla presenza di oltre 30.000 persone, stipate fuori e dentro la cattedrale, con le massime autorità civili e reli­giose del Paese e numerosi sacerdoti, religiosi e vescovi da tutta la regione balcanica, ospiti della Chiesa ortodossa, rappresentanti delle comunità musulmane del Paese, il cardinale Angelo Amato, con altri cardinali.

Come reagire di fronte a una dittatura disumana e sanguinaria? - si è chiesto Amato nell’omelia. Puntuale è stata la risposta del Santo Padre nella sua visita del settembre 2014: “Non dimenticate le piaghe, ma non vendicatevi, andate avanti a lavorare con speranza per un futuro grande!”. L’atteggia­mento dei cattolici – ha proseguito – di fronte al genocidio religioso della dittatura comunista è quello di ricordare e perdonare: il ricordo serve a rafforzare e raccogliere l’invito di Gesù a perdonare i nemici, anzi ad amarli e a pregare per i persecutori.

Celebrazione quindi pacata, celebrazione gioio­sa, celebrazione commossa, celebrazione pa­cificante, senza alcun cenno di rivendicazione o volontà di rivalsa: il vescovo italo-albanese di Scutari, Angelo Massafra, si è detto sicuro che seduti con noi vi fossero anche dei persecutori rientrati nella comunità credente in forza delle parole di perdono che i martiri stessi hanno offerto ai loro persecutori.

Lo stesso parlamento nei giorni precedenti ha emesso un documento di dura condanna per gli eccidi di cui il governo si era reso colpevole nel secolo appena trascorso.

Applauditissima – due volte - la presenza di un testimone d’eccezione, don Ernest Simoni, il sacerdote ex internato nei campi di prigionia albanesi, dove ha passato ventotto anni di prigione. Il Papa ha voluto inserirlo nella lista dei cardinali ai quali con­segnerà la berretta il prossimo 19 novembre. Confessore vivente della fede, Ernest ha subito un calvario iniziato nella notte di Natale del 1963 quando, per il semplice fatto di essere prete, era stato arrestato e messo in cella di isolamento, torturato e condannato a morte. Al suo compagno di cella ordinarono di registrare “la prevedibile rabbia” del prigioniero contro il regime: ma don Ernest ebbe solo parole di perdono e di preghiera per i suoi aguzzini. E così la pena venne commutata in venticinque anni di lavori forzati, nelle miniere e nelle fogne di Scutari, durante i quali ha celebrato la Messa a memoria in latino e ha anche distribuito la comunione. Il 5 settembre 1990 è arrivata la libertà e la sua nuova attività pastorale che, confida, in realtà non aveva mai interrotto, “ma solo vissuto in un contesto speciale”.

Le parole dell’inno “Il sangue dei tuoi Mar­tiri”, musicato da don Gigi Guglielmi, uno dei primi missionari in Albania della nostra Diocesi, colgono il centro del significato non solo della beatificazione ma di tutto ciò che è accaduto in Albania dal 1945 e per quasi i trenta anni successivi. Una storia rappre­sentativa di tutto un periodo di persecuzione della Chiesa cattolica, e quindi per sua natura inclusiva di tanti altri martiri, meno conosciuti o addirittura ignoti, il cui martirio è stato meno luminoso forse, ma ugualmente sofferto ed al­trettanto importante per il segno della presenza di Cristo - ancora oggi - in mezzo al popolo cristiano: Il sangue dei tuoi Martiri, Signore, è diventato seme della Chiesa; nel calice del loro sacrificio tu offri ancora al Padre la tua vita.                                                                                                                          

Giuseppe Piacentini







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