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Notizie da Ipirà   versione testuale

Lo scorso 5 settembre don Gabriele Burani ci ha scritto da Ipirà. 
Ecco il testo integrale della sua lettera.

Cari amici,
una lettera per condividere la esperienza della nostra presenza missionaria in Ipirà –Bahia. Noi preti reggiani nella diocesi di Ruy Barbosa siamo tutti parroci e il ministero nella sua essenza corrisponde a quello in Italia, ma il contesto e la cultura diversa pongono, evidentemente, attività e tempi diversi.
La situazione nuova ed insolita per me è la dimensione della parrocchia, con 60 mila abitanti e 90 comunità cattoliche diffuse in un territorio che è più grande della nostra provincia di Reggio. Le comunità sono distanti 20, 30, 40, 45 chilometri, per la maggior parte strada sterrata; passiamo quindi molto tempo in auto.  Metà degli abitanti circa sono in città in un territorio ristretto, metà in campagna, con spazi molto ampi. In realtà non abbiamo dati precisi perchè il Municipio non ha una sua anagrafe precisa e i dati ultimi sono del censimento che organizza il governo federale ( ultimo nel 2010). 
Abbiamo celebrazioni mensili nelle comunità della città e villaggi più grandi e mediamente ogni tre mesi nelle comunità minori. Gestire tutto ciò non è semplice. I parroci reggiani che mi hanno preceduto hanno fatto un gran lavoro, e dobbiamo ringraziare il Signore per la dedizione grande alle persone e per la testimonianza molto forte che hanno dato in questa terra. 
La mia prima necessità è conoscere e quindi ho pensato, nel tempo, di incontrare tutte le comunità sia nella celebrazione della eucaristia che proponendo una assemblea della comunità: chiedo qualcosa sulla storia della comunità poi affrontiamo la vita attuale: cosa si fa, la liturgia, la catechesi, le povertà, i problemi che stanno affrontando, eventuali conflitti....mi metto in ascolto delle persone di ogni comunità.  Cerco di avere una idea della situazione. Occorre molto tempo per tutte queste assemblee, anche perchè gli altri impegni continuano normalmente. 
Cosa sto incontrando?  Comunità molto diverse tra loro. La maggior parte, nella zona della campagna hanno iniziato la loro vita negli anni ’80, alla fine della Dittatura militare e quindi con la possibilità di riunirsi liberamente. Era il periodo in cui era parroco don Riccardo, poi hanno continuato don Piero con don Antonio e don Marco.  In campagna ci sono varie comunità molto piccole; quando si radunano per la celebrazione settimanale sono una decina di persone e in alcune comunità non hanno altra esperienza comunitaria se non la liturgia ogni tanto.  Nei decenni passati era maggiore la popolazione della compagna; tempi di lotta per avere la terra, tempi forte presenza cattolica, e quindi di catechesi, servizio. Nel corso del tempo la popolazione della campagna è andata diminuendo, tanti giovani si sono trasferiti a San Paolo, a Salvador o in Ipirà città.  Le comunità si trovano nei villaggi della parrocchia, ma anche in zone che non hanno un centro, solo le case sparse e distanti tra loro, e con persone che fanno chilometri a piedi per partecipare alla Messa  ( in pochi hanno i mezzi motorizzati).
+ Ci sono alcuni villaggi grandi ( ma anche piccoli)  con una vita ecclesiale ben strutturata: catechesi, liturgie, caritas,  pastorale giovanile, famiglie....  tutto portato avanti dai laici. Sono veramente ammirato per questo.  Alcuni villaggi grandi però hanno una partecipazione ecclesiale quasi nulla: un piccolo gruppetto viene a messa, nessun bambini fa catechismo, nessuna formazione, le liturgie ‘sgangherate’ e confuse, senza coscienza di cosa si sta celebrando. E senza leader in cui confidare per un lavoro di missionarietà. Dopo alcune celebrazioni e incontri comunitari sono veramente sconfortato! Non vedo possibilità immediate, non so come agire, cosa proporre.... Pazienza!    Spesso troviamo comunità con limiti ( ad esempio, quasi nessuno sa leggere in modo comprensibile) ma che si incontrano, celebrano, annunciano... una presenza di chiesa semplice e bella. 
+ E’ interessante trovare grande diversità nella stessa regione, considerando comunità confinanti. Alcune comunità attendono il parroco per la messa con molta gioia, preparando la chiesa, i canti ecc...  in altre capita di arrivare e trovare la chiesa chiusa e nessuno presente! Non si sono informati, o sono a lavorare in città, i responsabili non sono presenti e non hanno avvisato..... si viaggia alcune ore per nulla. 
In una zona ci sono tre comunità vicine. Una storica, si raduna in una casa, ma solo con poche persone, senza nessuna vita ecclesiale, solo la memoria del passato glorioso. A pochi chilometri una zona che non ha mai avuto comunità, da poco tempo ci si raduna in una struttura semplice di mattoni e cemento grezzi, ancora da terminare, e ci sono famiglie, bambini, giovani.... persone che non hanno quasi mai partecipato a nulla e desiderose di fare un cammino di fede... con loro si comincia quasi da zero un percorso di annuncio di fede. E partecipano in un buon numero, pur abitando distanti.  Poi, a qualche chilometro un villaggio con case vicine, ben costruite, molte famiglie, zona più ricca perchè ha una specie di spiaggia sul fiume che attira molte persone nei giorni festivi....  e NON esiste comunità ecclesiale, nessuno partecipa, nessuno è interessato, zero....  misteri.
- A volte ci sono sorprese... viaggiando per una strada interna che non ho mai fatto, tra due comunità di campagna, scopro un centro con un buon numero di case ( si chiama Santo Antonio,credo) di cui non  conoscevo la esistenza; un luogo isolato, e non abbiamo comunità cattolica ma alcune famiglie hanno chiesto a chi abita nei paesetti vicini di aiutarli a iniziare incontri di preghiera. Da poco una setta protestante di origine nord-americana ha costruito un grande edificio di culto, per ora la unica presenza in zona.  Penso che dovremo formare un gruppo attivo di laici missionari disposti ad uscire dalla proprie case per prendersi cura delle zone più povere di presenza. 
Mie valutazioni   la zona di campagna, molto ampia,ha avuto un passato glorioso, ma il presente, nelle comunità rurali è in declino. Molti giovani sono andati via, per studio e lavoro e le comunità  si sono impoverite. In positivo vedo che stanno andando avanti da anni in modo autonomo, ma occorre cambiare qualcosa. Non ci sono più le battaglie sociali dei tempi passati, ci sono nuovi problemi che emergono.
- Diversa la situazione nei ‘povoados’, villaggi più grandi, come i nostri paesi, in genere con una piazza al centro e la chiesa. In molti abbiamo una buona vita comunitaria e un bel cammino di fede e la partecipazione alla formazione e attività della parrocchia. 
Noto comunque un grande problema di leader, catechisti, animatori, ministri: tanti hanno una formazione molto scarsa, disponibilità buona ma poche capacità. Poi ci sono alcune persone anziane che da anni sono a guida delle comunità, persone anche con capacità, ma che hanno appiattito le comunità. Forse in passato si aveva maggiore vivacità e desiderio di essere protagonisti da parte dei fedeli.   Ora in pochi hanno la disponibilità ad assumersi incarichi, faticano a decidere di essere responsabile di qualcosa. Partecipano ma solo in modo passivo: spesso capiscono di non avere le capacità, hanno una riservatezza che è un sentire i propri limiti.  Mi dicono che sarà ben difficile che qualcuno si offra spontaneamente per un servizio o responsabilità; il modo migliore è chiamare le persone, chiedere, decidere per loro (con il loro assenso!).   
- la mia idea spontanea sarebbe di chiudere alcune comunità dal passato glorioso ma dal presente inconsistente ( e accorpare) ma questa potrebbe sembrare una bestemmia per chi ha vissuto l’epoca aurea delle Comunità di base. Qui sono molto conservatori  e quando si mutano anche piccole cose, ci sono sempre resistenze, ma penso sia giusto mutare qualcosa. 
- Sto cercando, con calma e pazienza, anche di mutare alcune cose nella liturgia. Non voglio fare la parte dell’europeo che distrugge la cultura brasiliana, ma oggettivamente sento il dovere di cambiare alcune pratiche. La prima cosa è la formazione perchè i fedeli abbiamo consapevolezza.

Ho già scritto molto. Parlerò poi  della situazione pastorale nella città.

Un caro saluto da Ipirà, don Gabriele Burani
   






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