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Ho incontrato Abramo   versione testuale
incontro con Brahim, attivista Saharawi

Il suo nome completo è Brahim (Abramo, appunto) Dahane. E’ venuto a Luzzara nel contesto del XXX del “For Africa”, sabato pomeriggio 7 giugno 2014 , per scoprire il cartello stradale che sancisce l’amicizia  tra il Comune Luzzarese e il Popolo Sahrawi, e per offrire la sua testimonianza alle 41 famiglie dell’Emilia Romagna che questa estate, come da anni ormai, accoglieranno alcune decine di bambini Sahrawi, “ambasciatori di pace”.   
 
Brahim è attivista per i Diritti Umani del suo popolo, presidente dell’Associazione Sahrawi delle Vittime di gravi Violazioni dei Diritti Umani da parte dello Stato Marocchino (ASVDH), Associazione vietata in Marocco… Non sto qui a ricordare la storia dell’occupazione del Sahara Occidentale da parte di Marocco e Mauritania nel 1975, l’esilio di una parte della popolazione verso il deserto algerino della Hammada dove è costretta a vivere tuttora di aiuti umanitari, il sanguinoso conflitto, durato anni, tra l’Esercito marocchino e il Fronte Polisario, le durissime condizioni di vita imposte al popolo Sahrawi nei territori occupati dal Marocco (la Mauritania si è ritirata), la nascita della RASD (Rep. Araba Sahrawi Democratica) e l’impegno non violento insieme alla richiesta di Referendum sanciti negli anni ’90 e sostenuti da tutti i Paesi dell’Unione Africana (escluso il Marocco) e dall’ONU… Né intendo soffermarmi sulle tre incarcerazioni di Brahim, durate complessivamente 7 anni, tutte con capi di accusa ideologici (“attentato alla sicurezza e agli interessi dello Stato”), davanti a tribunali militari, con frequenti rinvii pretestuali e senza mai reali sentenze, per timore del discredito a livello internazionale e di accuse da parte delle  Associazioni a difesa dei Diritti Umani… Vi invito a consultare “Wikipedia”.
 
Voglio piuttosto condividere l’impatto profondo e benefico che ha avuto su tutti i presenti la testimonianza di Brahim, pacata, lucida, vigorosa, umanissima, profetica. A braccio, riassumo il suo intervento, brevemente, riportandone alcune  espressioni :
“Avevo 22 anni e ovviamente molti sogni e progetti, quando nel 1987 fui arrestato insieme ad altri giovani dalla Polizia marocchina durante le manifestazioni di benvenuto alla MINURSO (Missione Intern. Nazioni Unite per Referendum in Sahara Occidentale) e portato in luogo segreto. Fui liberato insieme a circa 300 attivisti Sahrawi dopo 4 anni. Amnesty International e altre Organizzazioni denunciarono  la nostra “sparizione forzata”, definendoci “prigionieri politici” e “prigionieri di coscienza”.  Non ho mai accettato, né potrò mai accettare che un popolo opprima un altro popolo, calpestandone la dignità e la libertà… In quegli anni di oscurità totale, senza poter saper nulla del mio domani, in situazioni di vero inferno fisico e psichico, ho sentito distruggere i miei sogni, ho visto morire i compagni, ne ho visto altri impazzire…Ho pensato spesso che se fossi nato bestia, avrei vissuto meglio. E mi sono chiesto perché e con quale diritto un uomo o un popolo possano infierire su di un altro, impadronendosi del suo destino… Non so perché né come abbia potuto resistere e ridiventare uomo”…
 
In realtà era proprio questa la domanda che tutti avremmo voluto fargli, mentre parlava… E alla nostra considerazione di trovarci di fronte ad un profeta e ad un martire, ha risposto con un sorriso di fierezza avulso da ogni autocompiacimento, precisando che: ”Nessuno può essere profeta o martire da solo, se non ha dietro di sé un popolo credente, capace di condividere la stessa lotta”… 
Brahim ci ha commosso con il suo sguardo sereno e intenso, in un certo senso già vittorioso, e ci ha conquistati per l’assenza totale di parole di odio, di vendetta o di rivalsa, come per la  forte determinazione ad andare avanti, comunque, con e per il suo popolo.
Sabato 7 giugno era la Vigilia di Pentecoste… Per me quel volto, quelle parole, quella forza e quell’abbraccio finale sono stati una ulteriore conferma che lo Spirito di Dio soffia dove vuole, leggero e veemente, creando ovunque profezia, resistenza, libertà, pace, aprendo nei credenti di ogni religione e cultura, orizzonti sempre nuovi di fede e di speranza…
Abramo, il patriarca, ne è stato il primo testimone. Brahim, il martire, non sarà l’ultimo miracolo!
 
                                                                                                           don Emanuele Benatti
Reggio Emilia, 13 giugno 2014
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