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Si aggiunge sempre un posto a tavola!   versione testuale
notizie da Maria ad Ampasimanjeva

Ciao a tutti,
È un po’ che non mi faccio sentire, ma sto bene!
 
Provo a raccontarvi come ho trascorso questo tempo, intenso, molto vicino alla malattia e alla sofferenza.
All'inizio di marzo si è ammalata Filomene, una ragazzina di 15 anni parente dei signori che lavorano in casa; è stata ricoverata e aveva sempre bisogno di almeno una persona che le stesse vicino, così anche io e Chiara le abbiamo fatto compagnia di giorno e di notte. Lei chiedeva di noi quando non la passavamo a trovare e noi, quando eravamo con lei, cercavamo di distrarla in tutti i modi, disegnando, cantando canzoni e leggendo in tante lingue.
E' stato bello trascorrere un po' di tempo con lei e con le persone che passavano a salutarla, vivendo più da vicino quello provano tanti che incontriamo ogni giorno.
Filomene, dopo oltre quindici giorni d'ospedale è stata dimessa perchè era migliorata, ma purtroppo in due giorni la situazione è precipitata, è stata ricoverata di nuovo, è entrata in coma e non ce l'ha fatta.
 
E così se n'è andata una persona con cui avevo condiviso molto del mio tempo e con cui pensavo avrei potuto trascorrere bei momenti e fare gite che già programmavamo nelle chiacchierate in ospedale.
La stessa mattina è morta anche la cognata di una suora della comunità ed io sono salita con lei dalla sua famiglia per il funerale. Dopo un giorno di taxi brousse siamo arrivate nel suo paese, a due ore dalla capitale. Ero curiosa di conoscerli, ma allo stesso tempo dispiaciuta al pensiero di farlo proprio in un momento di così grande dolore, avevo paura che la mia presenza potesse metterli in soggezione.
Invece...mi ha colpito l'accoglienza che mi hanno riservato, ringraziandomi per aver fatto loro visita e scusandosi per le condizioni non certo agiate.
Credo che il momento che mi abbia avvicinato di più alla Pasqua sia stato proprio lì, a vegliare, pregare e cantare per una notte intera con tutti i parenti riuniti, uomini e donne, anziani e neonati insieme, saremo stati un settantina in quattro stanze.
Sono poi tornata ad Ampasimanjeva nella Settimana Santa e ho partecipato alle funzioni in parrocchia; tanta gente, soprattutto giovani e bambini, molto composti e silenziosi, ma attenti e partecipi al momento dei canti e dei segni.
 
E il Giovedì Santo con le suore siamo andate a mangiare insieme ai tubercolotici. Ci hanno ospitato seduti per terra davanti alle loro stanze; le suore hanno cucinato i fagioli e loro il riso. A noi ha fatto piacere condividere il pranzo ed anche loro hanno detto di essere stati contenti (suor Justine sorridendo ha chiesto loro se erano contenti perchè c'eravamo noi o semplicemente perchè avevano mangiato).
La giornata di Pasqua, invece, non è stata caratterizzata da niente di speciale, se non aver guardato un film con Pascaline e JoJo.
A Pasquetta io e Chiara abbiamo approfittato di un passaggio per salire a Fianarantsoa per i documenti e la cosa è durata molto più del previsto! Siamo rimaste là per oltre dieci giorni, ospiti della casa di carità, facendo giri per uffici nella speranza di ottenere le famose carte.
Proprio il giorno in cui siamo arrivate c'è stata la festa della casa; c'era un sacco di gente, abbiamo ballato con gli ospiti, le stagere e gli ausiliari ed è stato piacevole vivere con loro un momento di gioia.
 
Questo lungo soggiorno a Fianara ci ha permesso di conoscere meglio altri amici che sono legati alla nostra missione e metterci al servizio in casa imboccando, aiutando in lavanderia, nelle pulizie ed in cucina.
Anche qui è bastato entrare dalla porta per sentirci a casa; abbiamo ricevuto una magnifica accoglienza e tutti “tifavano per noi” ogni volta che tentavamo di andare negli uffici per le pratiche del visto.
 

In tutto questo, tra un viaggio e l'altro, ho iniziato ad aiutare in ospedale nel reparto di maternità.
Dopo che sono partiti i tre gemellini, in casa non c'era più un bisogno costante, così abbiamo chiesto se potevamo dare una mano in ospedale ed io mi dedico alle consultazioni prenatali delle donne in gravidanza.
Registro i dati, misuro pressioni, faccio analisi e vaccini, misuro la pancia, cerco di sentire il battito del bimbo e la sua posizione. Ovviamente cose che non avevo mai fatto prima e che mai avrei pensato di fare...All'inizio ero stupita di questo compito, un po' preoccupata di sbagliare, poi ho pensato che se me l'avevano proposto (non essendo degli sprovveduti quelli che l'hanno fatto!) era qualcosa che avrei potuto provare...allora pian piano ho cercato di imparare e di farmi spiegare ogni giorno qualcosa in più.
Le infermiere sono state e sono tuttora molto disponibili a spiegarmi come muoversi; neanche la lingua è stata un ostacolo perchè c'è stata la volontà di farmi vedere, di insegnarmi.
 
Così la mattinata inizia con il giro in reparto con le infermiere e la dottoressa per visitare le ricoverate, poi ci trasferiamo in ambulatorio. Alcune mattine arrivano le donne che fanno il primo controllo e che ascoltano informazioni di base di sensibilizzazione e prevenzione (quando tornare al controllo, cosa fare in caso di malattia, dove recarsi per il parto e quando fare le vaccinazioni al neonato); altre, invece, ci sono le visite per i controlli successivi al primo ed altre ancora le vaccinazioni per i bambini.
Ho poi assistito ad alcuni cesarei e ad altri interventi in sala operatoria; anche qui ho cercato di non intralciare e di mettermi a disposizione quando potevo essere d'aiuto.
Mi piace andare in ospedale perchè mi permette di entrare in contatto con molte persone: con gli infermieri, con i quali sto trascorrendo parte delle mie giornate sia in ospedale che nei momenti liberi, e con tantissime donne, ragazze, a volte quasi bambine. Bambine perchè molte tra quelle che vengono ai controlli hanno intorno ai 18 anni, alcune anche 14 e la maggior parte di loro non è mai andata a scuola, è analfabeta. Questo spiega il perchè siano molto spaesate e spesso facciano fatica a comprendere cose elementari che si domandano loro e mi dispiace quando le infermiere le sgridano se si presentano al controllo nel giorno sbagliato; del resto, come fanno a sapere il giorno preciso in cui tornare se non riescono a leggere sul proprio libretto?!
 
Lavorare in maternità è una grande opportunità perchè è proprio un tuffo nell'umanità a partire dalla nascita, dalla gioia per la vita.
Purtroppo però a volte la gioia dell'attesa si trasforma in dolore.
Ho visto già due bimbi nati-morti prematuri da due ragazzine quindicenni, due mamme che dopo aver abortito è morta anche lei ed un'altra ragazza con la malaria che, dopo aver partorito un bimbo morto perchè il travaglio era durato troppo, se n'è andata anche lei dopo due giorni.
Mi sembra la malattia sia affrontata con normalità e dignità, si soffre in silenzio, pochi si lamentano, nonostante oltre al dolore fisico vivano spesso altre povertà: donne abbandonate dai propri mariti, persone che non hanno nessuno che si occupa di loro e altre che non hanno niente da mangiare.
Nello stare in ospedale in mezzo a tante povertà ci sono anche alcuni piccoli gesti che mi fanno sentire più vicina alle persone e che riducono la distanza creata dal colore della pelle e dai privilegi che questo porta con sé.
La settimana scorsa nell'ambulatorio degli adulti avevano bisogno, così io sono andata a fare la “segretaria”; ho registrato i pazienti e cercato di decifrare le terapie...a volte non capivo o non sapevo come spiegarmi, ma è stato bello vedere che proprio i pazienti mi venivano incontro, cercando di aiutarsi a vicenda per comprendere e tradurre.
Ancora più bello è quando mi sento chiamare per nome dai pazienti o dai bambini che mi rincorrono e a volte mi seguono fino in villaggio.
Be', i bimbi sono uno spettacolo! Sia le figlie delle infermiere che iniziano a non aver più paura di me, che quelli che ci svegliano al mattino cantando le canzoni in italiano che abbiamo insegnato loro, che quelli che ci circondano appena facciamo due passi! (un pomeriggio siamo andate in un villaggio vicino e dopo dieci minuti ce ne siamo ritrovati più di 60 al seguito!)
 

In questi mesi ci sono stati alcuni cambiamenti anche in comunità; sono state accolte due gemelline, una dopo l'altra, Silvian e Mounira, portate dai loro genitori (Silvian è arrivata dopo essersi fatta 8 ore in una cesta che il suo papà portava in spalla in fondo ad un remo).
Loro sono già state adottate, mentre ora a farci compagnia c'è Perlette che è figlia di una donna ricoverata che, per ora, non riesce ad occuparsene (ogni giorno continua a coccolarla quando la accompagniamo da lei).
Verso metà marzo, poi, ci ha salutato Filippo che è tornato in Italia e ad inizio aprile è arrivata Gemma, che si fermerà fino a fine giugno.
Anche lei ha iniziato a venire ad aiutare in ospedale, così trascorriamo spesso le mattinate insieme e ci scambiamo opinioni sul modo di lavorare, sui particolari che ci colpiscono e sulle fatiche che viviamo.
Ad aprile sono passate molte persone da Ampa, ci sono venuti a trovare altri volontari, i due don Giovanni e i superiori malgasci delle cdc ed è stato utile poterci confrontare sullo stare qui e sul vivere in comunità.
(Lo scorso weekend c'è stato un ritiro dei volontari a Manakara ed è stata un'altra occasione per divertirci, chiacchierare e goderci un po' di mare).
E la settimana scorsa è arrivato un altro ragazzo che abiterà con noi, si chiama Dina e viene da Antananarivo.
Si aggiunge sempre un posto a tavola!
 

Avrei tante altre cose da raccontare, ma lo farò prossimamente...Scusate ancora se in questo periodo mi sono fatta sentire poco.
Nelle foto ci sono alcuni amici che mi hanno illuminato le giornate.
Veloma!
 
Mery
 







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