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La necessita' di alimentare la Speranza   versione testuale
Buona Pasqua da don Luigi Gibellini
Wagner, 07 marzo 2013
SS.Perpetua e Felicita
 
In questo tempo di quaresima, dove si parla spesso di conversione e di penitenza, voglio fare una piccola riflessione sulla necessitá di alimentare la Speranza, perché é questo che andiamo a vivere nel giorno della Pasqua; alimentare la speranza in un Dio della vita e della gioia; perché se questo non accade, possiamo fare penitenza e tentare di cambiare qualcosa, ma poi tutto rischia di ritornare come prima, anzi peggio di prima. Allora, che questo tempo di quaresima possa essere il tempo della speranza di tanti che, nel mezzo del cammino della propria vita, rischiano di perderla e di lasciarsi avvinghiare dalla delusione e dal disanimo, dal pessimismo e dalla tristezza.
 
Questo é quello che anche noi missionari dobbiamo sempre avere ben presente, di fronte alle tante sfide che ci vengono lanciate dalla quotidianitá e dal vivere con un popolo e con una chiesa che ci chiede di essere portatori di parole e di vita legate alla speranza di un mondo migliore e di una vita piú giusta. Dico questo perché nel vivere la quotidianitá è sempre piú evidente quante sono le piccole e grandi ingiustizie che la gente vive e sperimenta; voglio raccontare alcuni fatti concreti che dimostrano questo; é cominciato l’anno scolastico, a dire il vero ancora non é a pieno regime, ma sta facendo i primi passi, e come sempre bisogna scegliere i professori e collocare il personale perché la scuola possa funzionare, ma la scelta dei professori non é sempre facile, o meglio, non puó essere fatta per le capacitá e per la professionalitá, ma per il partito per il quale hai votato, questo vuole dire che la qualitá della scuola ne risente notevolmente, e che non interessa se il professore é scadente o non sa insegnare, importante é che sia dalla “nostra parte”. Così come per la possibilitá di avere acqua nelle campagne, attraverso i camion cisterna del comune; si paga e a volte non c’é possibilitá perché ti fanno un sacco di difficoltá solo perché non sei dalla parte del prefetto. E tutto procede in questo modo, tutto dipende dal potere comunale. Adesso comincia anche il progetto “Nuova Vita” e per incontrare il sindaco abbiamo dovuto aspettare tre settimane perché non si trovava, non si sapeva dove fosse, o meglio, non voleva farsi trovare e tutto si ferma, non va avanti; in questa situazione, come sempre, chi ci rimette sono i piú piccoli.
 
Come fare per alimentare la speranza, perché qualcosa possa cambiare, come fare perché i giovani non siano costretti ad andarsene dalle loro cittá in cerca di una vita migliore o di un lavoro che non si trova, come essere evangelizzatori di un vangelo che aiuti a trovare impulsi e stimoli per un cambiamento reale e adesso, e non solo alla fine del tempo? .... Sono domande che risuonano spesso nella mente, guardando la realtá delle persone e dei luoghi dove si stá operando. Certo, mi consolo al vedere come anche a livello italiano siamo proprio allo sfascio... mi viene da ridere al pensare come l’ignoranza degli italiani non ha limiti e con tutto rispetto, quanto la stupiditá continua a perversare in un sistema dove importante è pensare a sé stessi... ma questo potrebbe essere un altro argomento sul quale dibattere ore e ore e non riuscire a saltarci fuori.
 
Ma, la speranza, si incontra nel volto delle persone, quelle piú semplici che non hanno molto potere nelle mani, quelle che si affidano a un Dio che sá quello che fa e che riesce a dare tutto nell’ora certa, quelle che hanno segnato nel volto la durezza del lavoro e le scottature del sole, quelle persone che restano perseveranti anche quando le cose sembrano non avere soluzione; di queste persone io ringrazio il Signore, perché ci insegnano un Vangelo concreto, non fatto di ragionamenti e riflessioni, ma fatto di vissuto e di sofferenze. Voglio raccontarvi un fatto accaduto in questi giorni; sono andato, con le suore di Wagner, a visitare due comunitá ben distanti dalla cittá, nelle quali da tempo non andavamo a celebrare perché non c’era una grande volontá di impegnarsi e di compromettersi. La realtá di quella regione é molto precaria, senza acqua, senza luce e in questi tempi ancora piú precaria per la grande secca che stá passando la Bahia. Siamo arrivati in una famiglia e la prima cosa che la donna di casa ci ha detto é stato:“Era da tempo che stavo aspettando la vostra visita”, questo mi ha disorientato, perché al di lá di tutto, la speranza di rivedere il padre o le suore era ben presente nella loro vita. Questo non vuole essere un episodio poetico, perché il desiderio di celebrare dovrebbe essere un impegno della comunitá e non per la presenza del padre. Sempre mi fa pensare quanto il cammino della chiesa deve essere vicino a queste situazioni dove apparentemente non ci sono prospettive; dico, é próprio qui dove si deve alimentare una speranza che vá ben oltre alle aspettative puramente razionali.
 
Una Buona Paqsua di risurrezione a tutti. Un abbraccio e che questo Dio che sempre ci invita a essere testimoni di speranza, ci insegni ad annunciare al mondo che Gesù Cristo è veramente risuscitato e chiede che ogni persona si renda testimone di questa Verità.
 
Pe Luigi





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