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Centro Missionario Diocesano
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E' bello che...   versione testuale
lettera di Don Giovanni Davoli
E’ bello che don Piergiorgio Gualdi abbia scritto: ”Con l’apprendimento della lingua, gradualmente ho aperto gli occhi e le orecchie sulla realtà del Madagascar e mi sono immerso nella pastorale ordinaria della diocesi di Antanarivo.
Pastorale tipo tradizionale, ma con una notevole differenza da quella che avevo lasciato a Reggio, molto incentrata sul prete.
Ho incontrato la realtà del “catechista” responsabile di parrocchia; un tipo di programmazione pastorale con un prete responsabile di 15-20 comunità cristiane molto lontane l’una dall’altra.
 
Nelle popolose parrocchie urbane ho trovato una corresponsabilità nella conduzione della parrocchia tra sacerdoti e laici con l’intuizione di capi di quartiere o settore che provocava la mia curiosità e il mio interesse. Tutto questo stimolava un rinnovamento sulla concezione di chiesa che avevo vissuto e nello stesso tempo mi aiutava ad accogliere e comprendere meglio la costituzione “Lumen Gentium” che il Concilio ci ha offerto nel dicembre del 1965 … … Per quanto riguarda Reggio posso dire che negli ultimi dieci anni siamo stati in rapporto continuo e profondo, per cercare uno sviluppo ecclesiale alla nostra missione;
per fare sì che sacerdoti, laici e religiose fossero motivati profondamente, tenessero presenti gli orientamenti della chiesa nelle missioni e che la diocesi aumentasse nella propria coscienza missionaria, nella moltiplicazione di iniziative di mutua conoscenza e comunione tra le chiese locali. E’ un cammino ancora lungo da percorrere: nella informazione, nel riconoscere i valori delle chiese locali e nel modo in cui si potrebbe reciprocamente arricchire” (cfr Autori vari, 1994. Madagascar, democrazia in cammino, Parma: Alfhazeta pp.135-136).
 
Don Piergiorgio Gualdi è già missionario in Madagascar prima dell’arrivo di un ‘pezzo di Chiesa reggiana’ inviata dal Vescovo Gilberto Baroni in Madagascar il 23 novembre 1967. L’equipe missionaria, “l’equipe degli undici con don Mario P.” era composta da due sacerdoti diocesani, tre suore della casa della Carità, due laici consacrati, tre laici ausiliari della Missione
 
Nel volere evidenziare la testimonianza di don Piergiorgio Gualdi a maggiore ragione io posso solo che raccontare alcune cose che mi hanno colpito ed in particolare nella S.Messa domenicale.
Innanzitutto mi ha colpito la ’raccolta delle offerte’: tutti, tutti, tutti si alzano e portano la loro offerta con calma e solennità.
Qui nella Parrocchia di S.Carlo Borromeo, quando inizia il canto, i preti, i chierichetti e il popolo tutto si mettono a sedere, vengono poste alcune cassette per la raccolta, alcune vicino al presbiterio altre a metà chiesa. Cominciano ad alzarsi con ordine le persone dei primi banchi di destra e sinistra, bimbi, ragazzi, giovani, adulti … poi i secondi banchi e così via … ciascuno porta la propria offerta. Terminata la ‘processione’, le cassette sono portate davanti all’altare e accolte dai chierichetti. Poi inizia la presentazione del pane e del vino sempre con ordine, nel canto e con calma, con nessuna fretta. Una volta partecipando a una S. Messa festiva in lingua francese nei banchi, non avendo soldi in tasca … … ero l’unico che era rimasto seduto sotto lo sguardo stupito delle persone lì vicino.
Certo ho sentito dire che in alcune parrocchie si fanno più raccolte nella S. Messa. Anche qui in Parrocchia S.Carlo B. si fa una seconda raccolta, che è ‘libera’, cioè si alza chi vuole;  bisognerebbe poi capire il perché della seconda raccolta … non ho chiesto e non so quale sia la finalità di questa raccolta fatta dopo la Comunione.
 
Un’altra cosa mi ha colpito e finora l’ho vista solo qui in Parrocchia S.Carlo, quartiere Ambatomena: la comunione fatta con la specie del Pane e del Vino; siano mille o più di mille i presenti … nessuno ha fretta per andare a mangiare i cappelletti in brodo di cappone. Anche perché la prima S. Messa inizia alle ore 7.00 e può finire verso le 9.00- 9.15 … non importa, nessuno scalpita o guarda l’orologio …qualcuno esce poi ritorna, altri non tornano … ma queste persone si possono contare sulle dita di una mano.
 
Il non avere ‘fretta’ durante la S.Messa per i malgasci è un fatto culturale o di fede? A questa domanda non so rispondere, certamente, però,‘la fretta’ che ho visto nelle assemblee domenicali in Italia non ha nulla a che fare con la ‘fretta di Maria di raggiungere la cugina Elisabetta.
 
Don Giovanni





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