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lettera di Maria da Ampasimanjeva

Akory amici,
 
sono arrivata ad Ampasimanjeva da quasi un mese e sto iniziando ad ambientarmi in questa realtà.
I primissimi giorni sono stati un po’ faticosi per aver lasciato la numerosa famiglia di Ambositra, essere entrata in questa nuova comunità e la difficoltà di capire cosa mi era chiesto.
 
Per fortuna, però, le cose da fare non sono mancate fin dall’inizio; ho ritrovato i due gemellini, che nel frattempo erano molto cresciuti, e mi sono messa a disposizione per dare il biberon, cambiarli, coccolarli e dormire con loro.
Dopo poco è arrivato anche un altro piccolino, portato da un gendarme appena si sono abbassate le acque del ciclone e che, date le circostanze, è stato chiamato Moise!
 
Così le giornate sono trascorse a cullare, dare il latte, lavare, stendere i pannoloni e fare altri lavoretti di casa.
Poi c’è stato il grande giorno del saluto ad Eloi ed Eulalie (che adesso si chiamano Tresor e Letizia ed abitano a Tamatave); è arrivata la mamma dopo due giorni in taxi-brousse ed è ripartita il giorno successivo con i suoi bambini. In pochi minuti abbiamo preparato alcune cose che avrebbero potuto servire in viaggio e accompagnato la mamma e le due meraviglie al taxi-brousse con la piroga.
 
E’ avvenuto tutto molto in fretta, sotto la pioggia incessante, tra la commozione generale e l’incredulità che potessero riuscire a partire, viste le condizioni della strada (in effetti la mamma ha visto lontano perché per altri tre giorni ha piovuto e si sono allagate strade, risaie e abitazioni, portando non pochi disagi alle persone).
Il vuoto in casa si è sentito tanto, ma ha pensato a colmarlo Moise con i suoi pianti che richiamavano attenzione. Lui è rimasto con noi fino a martedì scorso, quando sono venuti a prenderlo i suoi nuovi genitori.
Finita “l’occupazione gemellini”, con Chiara e suor Justine abbiamo iniziato la pulizia della pediatria dell’ospedale, sia gli ambulatori che la rianimazione; armate di stracci, spazzole e sapone trascorriamo i pomeriggi a lavare tutto quello che troviamo nelle stanze…la soddisfazione è grande perché il risultato è immediato!
Con le persone riesco ancora poco a parlare perché qui usano un dialetto ancora diverso rispetto alle poche parole di malgascio che conosco; questo è un ostacolo grande nella relazione, così ho deciso di chiedere alle suore agostiniane (che gestiscono una scuola) se conoscevano qualcuno che mi potesse dare ancora qualche lezione e si è offerta la superiora. (la prima lezione è stata divertente!)
Intanto in casa Chiara e Filippo con molta pazienza continuano a coinvolgermi nei discorsi malgasci, traducendomi tutto quello che non capisco.
 
Tornando agli ultimi giorni ad Ambositra…sono stati un grandissimo regalo!
Sarei dovuta partire il 21 con l’arrivo di Diana dall’Italia, ma il suo viaggio ha avuto qualche imprevisto, così io mi sono gustata quasi una settimana in più con gli ospiti, le stagere e le suore.
 
Per il tempo ad Ambositra non posso che dire un grande GRAZIE a Marcel per la sua disponibilità, ad Alrina, Sofina e Honore per la loro compagnia nei pomeriggi in paese, ma soprattutto alla mia rumorosa e colorata famiglia.
Alla mamera per il suo essere mamma e nonna, attenta a tutti e a ciascuno, sia a chi veniva alla porta che a noi di casa, per i suoi racconti a tavola da cui c’era sempre qualcosa da imparare e perché non ha mai smesso di ricordarci di fare al meglio ogni piccolo gesto.
A suor Pauline per la delicatezza nel prepararmi prima il pranzo quando dovevo andare a lezione, per l’ironia, i sorrisi e la dolcezza con gli ospiti.
A suor Louisette per avermi coinvolta dal primo giorno facendomi da traduttrice, avermi invitata ad accompagnarla a casa di un anziano, per le chiacchiere alla sera e le battute con le stagere.
A suor Petronille per il lavorare in silenzio e l’attenzione agli ospiti in tutti i momenti, anche solo perchè augurava sempre loro buon appetito e buon lavoro a chi li stava imboccando.
 
A suor Odety, arrivata per aiutare in casa quando due suore si sono ammalate, per l’essersi messa a disposizione nella tranquillità dell’ascoltare e dell’imparare e per il suo ringraziare sempre.
A Ernestine, ausiliare permanente, per il suo correre continuamente tra l’orto, la cucina e le camere, mantenendo la calma e rimanendo gentile con tutti.
Alle stagere per avermi invitata da subito ad aiutarle, avermi spiegato pazientemente cosa dovevo fare e per ogni minuto trascorso insieme a fare il bucato, andare nell’orto, raccogliere la frutta, in cucina, nelle camere, in lavanderia, cercando di raccontarci a vicenda tra sorrisi, risate e canti.
A Marceline perchè è stata tra le prime ad accogliermi tra una parola in italiano ed i piatti da asciugare..e perchè, nonostante da gennaio l’abbia trovata in carrozzina, era lei la prima a chiedermi se stavo bene e di cantare insieme.
 
A Therese che mi ha insegnato il malgascio mentre sbucciavamo le pesche e che correva a portarmi il grembiule appena mi affacciavo alla porta della cucina.
A Clemantine che mi ha trovato sempre qualcosa da fare e che riusciva a spiegarsi anche se non parlavamo la stessa lingua.
Alla bebè (nonna) dell’asciugatura dei piatti per il suo sorriso dolce, a bocca chiusa, ma con gli occhi luminosi.
Alla bebè addetta a fare gli stecchi per la stufa perchè mi stringeva la mano, abbassando la testa tremolante, ogni volta che le passavo vicino.
A Fanza, Buda, Budakely, Tanteli e Marie per la loro dolcezza.
A Marisianne che mi accarezzava e saltellando mi correva incontro per baciarmi o anche solo per sorridermi.
A Olga, che teneva sempre allenata la sua vocina da bimba parlando con noi o con persone della sua fantasia, perchè quando la interrompevo con qualche canto, lei mi seguiva…andando poi avanti per conto suo anche se io cambiavo canzone.
 
A Tina, ultima arrivata in cdc, che ballava scatenata ogni volta che sentiva la musica, facendomi divertire a guardarla.
A Sua perchè mi salutava con il suo vocione “salama Marìooooooo!” e mi porgeva il dito indice (l’unico che riusciva a muovere) perché voleva che glielo stringessi.
A Lilì perchè ogni volta che finivo di imboccarla mi ringraziava, perchè voleva che la portassi a letto e mi ha insegnato molto pazientemente come fare…si è fatta tante risate quando ho sbagliato qualche passaggio, ma mi ha comunque ringraziato!
A Mieline e Bertine, spesso fuori dal cancello del cortile, che erano le ultime che salutavo e le prime che mi davano il benvenuto quando tornavo a casa, perchè mi chiedevano sempre dove andavo e come era andata.
 
A Saundra perchè ogni volta che passavo vicino alla carrozzina su cui era sdraiata tutto il giorno non solo non si lamentava mai, ma addirittura faceva sorrisi strepitosi e perchè a pregare e cantare metteva tutte le sue energie.
A Zavi, Gilbert, Rakoto, Eloi ed Edmond che hanno rallegrato l’atmosfera ascoltando la musica in ogni momento libero e che mi hanno insegnato il nome di tutto quello che c’era all’orizzonte del giardino della cdc.
Ai due piccolini di casa (che per la mamera sono i “bei fusti”) perchè guardavano il mondo dal basso verso l’alto, erano ligi a condurre le carrozzine dei loro amici e non si lasciavano spaventare dal fatto che fossero molto più alte di loro.
 
A Tafita che mi ha permesso di stargli vicino durante il rosario, accarezzandomi la mano se la avvicinavo alla sua magrissima.
A Vunzi che mi batteva un cinque ogni volta che ci incrociavamo e con il quale saremmo andati avanti per ore a sorriderci, semplicemente chiamandoci per nome.
A Sulu che si è divertito un mondo a ballare con gli ausiliari alla festa e ha divertito noi a guardarlo.
A Dalen per la pazienza con cui stava vicino a Tantely, accarezzandola, facendole fare le passeggiate attorno a casa e asciugandosi gli sputi.
A Velo che mentre pulivamo la verdura, mi ha fatto lunghi discorsi, guardandomi un po’ storto e sorridendo…le devo chiedere scusa perché non ho capito una sola parola di quel che ha detto!
A Julien perchè mi ricordava di riflettere nel fare le cose, quando ridendo diceva “cosa faaaaaaaaaai???”…(penso che avesse ragione soprattutto quando le ho tagliato i capelli!)
 
Ad Anzara che voleva che le leggessi le favole ed era contenta quando la facevo camminare, che mi aspettava per imboccarla e mi faceva delle espressioni buffe e dolci. Grazie per avermi aiutato a soffiare con te sul tuo cucchiaio di riso, perché ho potuto guardarti da vicino e sei bellissima.
A Michi, l’unico ragazzino che era sempre a letto, per i sorrisi che mi ha regalato da quando io e Anzara avevamo deciso di fargli compagnia leggendo le favole nella sua camera.
A Taina che tutte le volte che mi vedeva urlava e spalancava la bocca sorridente a più non posso, inzuppando il tovagliolo di saliva. Grazie perché ci siamo contagiati a vicenda di risate!
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Grazie a ciascuno di voi che mi avete accolta con gioia; grazie perché quando uscivo ero contenta, sapendo di ritornare e raccontarvi cosa avevo visto e fatto; grazie perchè avete reso belle le mie giornate dal suono della sveglia fino a quando non tornavo a letto.
…e grazie anche a voi che da casa mi scrivete e mi pensate, spero possiate trascorrere bene questa attesa della Pasqua.
 
Veloma,
Mery
 
p.s.: vi faccio conoscere Taina e Anzara…purtroppo solo in foto!





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