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Albania in festa   versione testuale

Domenica 18 novembre, presso i locali della Parrocchia di S. Anselmo a Reggio Emilia, si è tenuta la Festa dedicata all’Albania in occasione del 100° Anniversario dell’Indipendenza del Paese delle Aquile. Un appuntamento rivolto anche a celebrare e riscoprire i 20 anni di amicizia che lega la nostra Chiesa a quella albanese (1992-2012).
 
L’incontro, che ha visto la partecipazione di circa 200 persone, è stato organizzato insieme con la comunità albanese per quella che è conosciuta come la “Festa della Bandiera”, la festa nazionale che ricorre il 28 novembre, giorno che ha segnato l’indipendenza del Paese dall’Impero ottomano e la nascita del nuovo stato albanese. Il 28 novembre del 1912 diversi patrioti albanesi, issarono a Valona la bandiera rossa con l'aquila nera bicipite. Successivamente, l’avvento del regime comunista di Enver Hoxha mise a dura prova il popolo albanese per decenni. Sono ancora vive nei ricordi le immagini del drammatico esodo verso le coste italiane di migliaia di albanesi nel ‘91, in seguito alla caduta del regime, che fecero prendere coscienza delle incredibili condizioni di vita dell’Albania, dopo anni di isolamento e persecuzione.
 
La nostra Chiesa cominciò a interrogarsi e, con il sostegno e il mandato del Vescovo Gibertini, cercò di sensibilizzare singoli e parrocchie per farsi carico di questo Paese, così vicino eppure poco conosciuto. La Casa della Carità di Cella è stata uno dei primi punti da cui prese avvio il legame con l’Albania: in meno di un mese vennero raccolti generi alimentari e offerte che permisero di inviare due TIR nel maggio del 1992, accompagnati da don Romano Zanni e un gruppo di volontari. Nell’Avvento dello stesso anno la Caritas reggiana propose un particolare impegno di sostegno e preghiera per l’Albania. Nel febbraio del ’93 don Luigi Guglielmi, allora direttore, fece il suo primo viaggio andando a Valona, dove era in atto un intervento della Caritas presso un orfanotrofio, e a Scutari, per accompagnare due infermiere volontarie, Maura Ghirardini e Rosanna Bon, all’Ospedale psichiatrico per bambini cerebrolesi. Nel trovarsi di fronte a queste realtà, nasce nel cuore di don Gigi una domanda dirompente che metterà per iscritto: “la nostra Chiesa reggiana, catturata dai suoi problemi di garanzia di servizi, di posti occupati, di sacramenti assicurati, avrà il coraggio di mollare gli ormeggi e tuffarsi in un’altra avventura missionaria?”.
 
Sono i primi passi del cammino intrapreso con il popolo albanese, susseguiti dall’episodio del ferimento di don Gigi, da altre visite di sacerdoti e laici nei campi estivi e invernali, fino all’avvio della missione diocesana per una presenza più stabile. Una storia di amicizia e di fede che è stata ripercorsa nel libro “Venite a parlarci di Dio”, scritto da quanti hanno vissuto un tratto di strada di questo cammino, per raccontare a più voci, anno dopo anno, il rapporto e lo scambio fecondo di due Chiese sorelle. Un legame approfondito domenica 18, nel corso della Tavola rotonda “In cammino con l’Albania”, moderata da Edoardo Tincani, direttore del settimanale La Libertà. Diverse le testimonianze, i ricordi e gli aneddoti emersi dagli interventi del Vescovo Adriano Caprioli e del Vescovo di Sapës, Mons. Lucjan Avgustini, in visita a Reggio per tale occasione, di don Pasquale Ferraro, Coordinatore Nazionale per la Pastorale degli immigrati albanesi in Italia, diGianmarco Marzocchini, Direttore della Caritas reggiana, di don Carlo Fantini, primo fidei donum reggiano in Albania, di Klara Shestani, Leonard Cara, Antonio Ferretti ed Elena Caiti, del Gruppo Albania, e di Monica Galeotti, ausiliare delle Case della Carità. Oltre al libro, sono state presentate anche delle immagini inedite dell’Albania, così come la vide don Gigi Guglielmi nei suoi primi viaggi. Il titolo del volume riprende le parole di un anziano albanese rivolte a don Gigi e riportate poi al Vescovo Adriano per convincerlo ad aprire la missione in Albania per una nostra presenza stabile, così da crescere insieme nella fede.
 
Al termine della Tavola rotonda, è stato possibile visitare la mostra “Albania, Athleta Christi. Alle radici della libertà di un popolo”, allestita per l’occasione nei locali della parrocchia di S. Anselmo. L’iniziativa nasce dall’esperienza di un gruppo di amici albanesi cattolici che vivono in Italia e vedono la loro religiosità come parte costituente del loro essere albanesi. La riscoperta del cristianesimo li ha spinti a realizzare la mostra, insieme con un gruppo di amici italiani, in occasione dei 100 anni dell’Indipendenza dell’Albania.
 
Da Scanderbeg, eroe nazionale che per decenni ha resistito all’avanzata turca, a Madre Teresa, albanese stimata e amata in tutto il mondo, la mostra ripercorre la storia di un popolo alla ricerca d’identità, messa a dura prova dall’invasione dell’Impero ottomano e dal regime comunista che nel 1967, per la prima volta nel mondo, dichiarò l’Albania “Stato ateo”, vietando ogni forma di pratica religiosa. L’itinerario della mostra prevede anche un angolo multimediale con la video-proiezione di una breve rappresentazione teatrale, “Il petalo e il fiore”, che racconta il dialogo tra Enver Hoxha e il prelato Vinçenc Prennushi nel tentativo del dittatore di asservire a sé la Chiesa: il rifiuto scatena una violenza feroce. Il prelato, che fu Vescovo di Sapës e poi nominato Arcivescovo di Durazzo, dopo anni di prigionia morì nel 1949, martire nella fede.
 
Il sangue di tanti martiri sta fecondando altra vita nella Chiesa albanese che, petalo dopo petalo, sboccerà fino a diventare un fiore profumato.
 
Elisabetta Angelucci









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