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Terra, Aria, Acqua e Fuoco - Riscrivere l'etica ecologica   versione testuale
si è svolto a Sassuolo il 28 settembre l'incontro con Don Bruno Bignami

“Tu come stai, quale mondo vuoi? Tu dove stai, in che pianeta sei?”. Sulle parole di una nota canzone dei Rio, “Gigante”, il suono acustico delle chitarre di un trio formato da Paolo Signorelli, Matteo Gelmini e Paolo Scaravelli, ha introdotto, venerdì 28 settembre, la serata sul creato all’Oratorio Don Bosco di Sassuolo, ritmando le domande che, in tempi di crisi ecologica, si rincorrono. Dove stiamo andando e verso quale sviluppo? Come ripensare il nostro rapporto con la creazione oggi?

L’occasione per parlarne è stata l’iniziativa diocesana sul tema “Terra, aria, acqua e fuoco. Riscrivere l’etica ecologica”, ripreso dal recente libro pubblicato da don Bruno Bignami, presidente della Fondazione don Primo Mazzolari, intervenuto alla serata di venerdì insieme a don Luigi Gibellini, missionario fidei donum in Brasile.

“Passa gigante, calpesta l'erba di tutto il mondo… Passa gigante, soffoca l'aria, l'acqua cambia colore, ci rimane un cielo bucato…” continuava a suonare e cantare la band, mentre altre erano le domande che, inevitabili, venivano alla mente: in che ambiente vivranno le future generazioni? Quale uomo abbiamo in mente: quello che pretende tutto o quello che si mette al servizio e vive nella condivisione?

“Negli ultimi 20 anni – ha spiegato don Bignami – a livello mondiale abbiamo assistito ad un processo di privatizzazione e non abbiamo più saputo custodire la differenza che esiste tra i beni, omologando tutto. Giovanni Paolo II, già nell’Enciclica Centesimus Annus del ‘91, ci metteva in guardia dalla tentazione di considerare uguali tutti i beni. Ci sono i beni collettivi, che toccano la sussistenza di ogni persona e non possono essere sottoposti alla logica del mercato. Dovremmo guardare all’ambiente ripensando la nostra umanità, anche in ambito educativo”.

“L’operazione antiecologica per eccellenza è la guerra” ha poi osservato. “Dal 1940 ad oggi il 10% dell’energia utilizzata sulla terra è stata impiegata per costruire le armi, per utilizzarle e ricostruire ciò che hanno distrutto. Vi sono in gioco le relazioni tra noi esseri umani. Siamo chiamati a esprimere una fraternità attraverso una condivisione delle risorse con responsabilità nella gestione. La terra, l’aria, l’acqua e l’energia sono doni che vanno al cuore della relazione con Dio, con i fratelli e con il mondo. Il creato è l’alfabeto che Dio usa per rivelare il suo amore. Dovremmo recuperare uno sguardo contemplativo verso tutta la creazione”.
“Se poi pensiamo all’architettura delle città globali: non piazze, ma recinti. In alcune metropoli vi sono quartieri chiusi dove si entra solo con il pass. Cambia il nostro modo di pensare, il nostro modo di convivere. Dovremmo ripensare il modo con cui ci rapportiamo tra noi e con l’ambiente, assumendo nuovi stili di vita”.
Pensiamo anche alla continua cementificazione del suolo laddove non c’è crescita demografica. In pochi anni in Italia si è costruito sottraendo all’agricoltura una superficie grande quanto l’Umbria. Guardando anche oltre il territorio nazionale, si assiste a un saccheggio delle risorse naturali ad opera di multinazionali che violano i diritti fondamentali delle comunità locali e danneggiano interi territori. Un fenomeno che si vede anche in Brasile, Paese appetibile per l’abbondanza di terra. “Il problema della deforestazione da parte di grandi imprese del legname sta devastando uno dei polmoni della terra come l’Amazzonia” ha detto don Luigi Gibellini, che da 6 anni vive nella regione semi-arida della Bahia. “In Brasile non c’è limite alla proprietà di terra – ha aggiunto – .
 
A questo si aggiunge il problema della monocultura e della destinazione di intere aree boschive a pascoli e allevamento di bestiame. La Chiesa grida mettendosi al fianco della povera gente, degli esclusi, chiedendo al governo una seria e giusta riforma agraria. Anche il problema della siccità, non è casuale, ma dovuto all’incuria del territorio stesso. Nelle zone semi-aride vi è disponibile solo il 3% dell’acqua disponibile in tutto il Paese. Si cercano delle alternative, soluzioni possibili, come la costruzione di cisterne per le famiglie. Un progetto che quest’anno vede la Caritas di Ruy Barbosa impegnata a realizzare 490 cisterne nel Comune di Utinga e 869 a Boa Vista de Tupim. Ma l’azione fondamentale avviata è quella di creare coscienza nelle persone, perché possano reagire alla crisi e uscirne insieme”.
 
Elisabetta Angelucci





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