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Veglia di Preghiera sulla Salvaguardia del Creato   versione testuale

 Sabato 1° settembre, nella Chiesa di Gazzata, è stata celebrata la Veglia diocesana di preghiera in occasione della 7ª Giornata nazionale per la Salvaguardia del Creato.

La veglia è stata preparata insieme con i giovani dell’Unità pastorale Maria Regina della Famiglia di S. Martino in Rio. Nell’introdurre l’incontro, don Gabriele Carlotti ha ricordato l’opera del Card. Carlo Maria Martini, che nel suo ministero ha sempre sottolineato l’amore per la Parola creatrice: Parola che può risanare anche le ferite della terra per il vero bene della vita umana.

Un altro testimone ricordato per l’attenzione alla cura del creato è don Piergiorgio Gualdi (missionario fidei donum in Madagascar e già direttore del CMD) che insieme all’amico Alberto Rossi partecipò nel 1990 all’Assemblea Ecumenica di Seul: già allora scriveva che la prospettiva e il futuro della missionarietà della Chiesa sarebbe stato l’impegno per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. Infine, don Gabriele ha accennato agli scritti di Leonardo Boff, impegnato soprattutto nella difesa della dimensione ecologica del pianeta.

Ai piedi di un grande mappamondo colorato, i giovani hanno portato alcuni segni della bellezza della creazione (uva, acqua e una pianta verde) e alcuni segni dei suoi limiti (macerie del terremoto, fango frutto di inondazioni e una pianta seccata dall’aridità), ad indicare il grande dono ma anche la forza violenta che la natura presenta quando non viene rispettata dall’attività umana. Per questo, intorno all’icona del planisfero, sono stati affissi alcuni cartelli con i mali provocati dall’uomo: inquinamento, privatizzazione dell’acqua, megadighe, cementificazione, uso di sostanze agro-tossiche e fertilizzanti chimici, sfruttamento del sottosuolo, incendi dolosi, desertificazione massiccia, discariche abusive, inceneritori, nucleare e gli organismi geneticamente modificati.

Al centro della Veglia la buona notizia: la lettura del Vangelo (Mt 6, 25-34), accanto alla quale don Gabriele ha posto il messaggio di S. Francesco d’Assisi e la vicenda biblica di Giuseppe (raccontata in Genesi ai capitoli 37-49) perché, come si legge nel Messaggio della CEI per il 1° settembre, “la sua vicenda contiene un concreto itinerario di guarigione, da parte di Dio, delle ferite, sia quelle del cuore che quelle della terra”.

Di Francesco (ricordando che proprio questa estate un buon numero di giovani reggiani con la Pastorale Giovanile ha fatto un pellegrinaggio a piedi fino ad Assisi) è stato menzionato che nel suo dialogo con frate Leone egli diceva come la prima condizione dell’Amore sia quella di lasciare vivere e onorare tutto ciò che è già vita. Il problema non sta solo nelle cose che facciamo, ma bisogna scendere più in profondità: fino al cuore dell’uomo, dove alberga l’idolatria, cioè quel sentimento che fa presumere all’uomo di essere padrone anziché custode della creazione (basta ricordare il dinamismo del peccato originale) con le conseguenze già ricordate. E a queste se ne possono aggiungere tante altre ugualmente drammatiche come: il nuovo colonialismo della Cina che sta comprando l’Africa per aver sufficiente terra per coltivare riso per la sua popolazione, le lotte che continuano in Congo, la “caccia” in Cile all’acqua dolce per l’energia, la distruzione dell’Amazzonia per allevare bestiame e lo sfruttamento del sottosuolo.

Anche la vicenda di Giuseppe è significativa, perché egli ha saputo risanare, attraverso la riconciliazione con i suoi fratelli, una vicenda che di per sé sembrava compromessa. Occorre perciò ricominciare dai piccoli segni in famiglia, in comunità, nella società con i nostri stili di vita. Il Vangelo è anche questo: l’annuncio di un modo di vivere più semplice ed armonico dove ogni vita è salvaguardata.

Come segno, i giovani hanno distribuito un cartoncino che riportava la foto di un arcobaleno (simbolo dell’alleanza tra Dio e l’uomo) e il testo del Salmo 45, scelto pensando, in modo particolare a chi ha subito i danni causati dal terremoto.

Infine la pioggia: dopo mesi di aridità estiva, finalmente proprio sabato sera è arrivata… anche questo speriamo sia un segno positivo dal quale imparare per la salvaguardia della natura e l’interazione armonica tra attività umane e cicli ambientali.

      Andrea Bonati





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