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L'Oggi della Missione   versione testuale
Il nostro mondo: uno sguardo all’Europa
 
L’Europa sta vivendo un tempo di crisi culturale. Una immagine adeguata per indicare quello che accade è quella del parto: si sono rotte le acque. L’utilizzo di questa immagine è già una lettura di quello che sta accadendo, perché interpreta la situazione attuale come un processo di morte in vista di una nascita. Dice che i disequilibri attuali non stanno producendo la fine del mondo, ma la fine di un certo mondo e l’inizio di un mondo nuovo.
Di questo nuovo mondo che sta nascendo, la caratteristica fondamentale è quella della pluralità. Siamo ormai in un villaggio globale. Finisce la monocultura italiana e europea ed è cominciata una biodiversità culturale. Questo biodiversità non ha ancora trovato degli equilibri, e quindi suscita paure, resistenze, dubbi, e anche alcuni forti disequilibri.
Che significa vivere la fede in questa profonda crisi culturale europea? Per vederne le caratteristiche e le possibilità ecco alcune manifestazioni di questa situazione di pluralismo: a) di religioni: tutte le religioni sono ora in casa nostra... La gente è passata dalla convinzione che la fede cristiana è l’unica vera, a quella che in fondo tutte le religioni sono uguali (i giovani, in particolare, pensano così: non c’è ragione di preferirne una piuttosto che un’altra); b) Una pluralità culturale. Le pluralità religiose  non sono che un aspetto di una molto ampia “pluralità culturale”: villaggio globale... In un attimo tutti siamo in contatto con tutti i punti del mondo, tutte le opinioni, tutti i valori, tutte le culture. Siamo in un supermercato culturale nel quale ognuno fa la spesa mettendo nel carrello quello che ritiene opportuno. E in questo supermarket ci sono anche i reparti del religioso, sia delle religioni tradizionali, sia di un religioso più diffuso, che sembrerebbe in buona salute. È come un grande oceano in movimento. Ecco l’immagine del parto: si sono rotte le acque. Dal punto di vista culturale, c’è una mescolanza tale delle culture, che è una disgregazione del precedente equilibrio in vista di qualcosa di nuovo che deve nascere, ma è ancora il momento dell’impasto, dell’incontro, (permane spesso lo scontro), fra culture diverse.
Questo cambio di quadro del nostro paesaggio incide profondamente nell’autocomprensione di Chiesa e sul suo compito di vivere e testimoniare il vangelo.
Il superamento dell’eurocentrismo e la consapevolezza del pluralismo (anche religioso) hanno accentuato ulteriormente il processo di ripensamento del punto di vista adeguato per accostare e valutare le diverse tradizioni religiose dell’umanità.
La pluralità di fatto delle diverse esperienze religiose pone ormai il problema di diritto del senso di un simile pluralismo nel disegno di Dio.
In questo quadro: “Gli atteggiamenti negativi verso gli “altri” e le valutazioni pregiudiziali rispetto alle loro tradizioni che hanno caratterizzato molti secoli di storia cristiana sono ormai fuori posto: sono, infatti, un passato di cui pentirsi e chiedere perdono a Dio e agli uomini”. E’ un bel cambiamento di prospettiva, che pone in termini nuovi il senso dell’annuncio del Vangelo in Europa.
 
La nostra Chiesa
 
Come reagisce la nostra Chiesa – cioè come reagiamo noi – di fronte a questo tipo di società? C’è un passo del vangelo di Luca che parla delle folle che accorrevano da Gesù e dice che “Venivano per ascoltarlo e per essere guariti”. Non venivano solo per essere guariti, ma anche per ascoltare la sua parola di speranza, il suo annuncio di liberazione e di pace. Però non venivano neanche solo per ascoltare, volevano anche essere guariti, perché l’annuncio prendesse carne in una esperienza immediata, concreta… Ora noi, qui in Occidente, siamo una Chiesa che non è più capace di guarire, ma, non essendo capace di guarire, non sa neanche più come parlare, perché qualsiasi parola risulta vuota, se non è accompagnata da un segno. Ecco: come guarire la solitudine dei ricchi? come guarire l’appagamento del desiderio nei giovani e nella società in generale? come guarire il bisogno di alienazione? Ricordiamoci che noi abbiamo solo due risorse di fronte al mondo: la parola del Vangelo e il potere dei miracoli. Sì, anche il potere dei miracoli: il miracolo della carità, il miracolo della comunità fraterna, il miracolo del perdono dei nemici, il miracolo della serenità nel dolore e della speranza davanti alla morte…. Quindi, chiedersi come guarire significa anche chiedersi come annunciare oggi nel nostro mondo.
 
Quale missione? Dove andare?
 
La nostra Chiesa locale deve reinventarsi come Chiesa in stato di missione. Don Erio Castellucci, preside della FTER (Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna) ha sostenuto che la vera novità del Vaticano II non è stata la Chiesa come comunione, ma la Chiesa come missione… La missio ad gentes è“globale”: esiste una sola missio ad gentes in Africa, in Asia, in America Latina, nell’Europa occidentale e in quella orientale, in America del Nord, in Australia, in Medio Oriente, ecc. Una, ma diversa in ogni luogo, per cui bisogna chiedersi come essere missionari per il mondo a partire anche da qui, dalla nostra terra! Imissionari o i fidei donum tornati dalle altre Chiese non possono vivere l’ad gentes separatamente dalle loro chiese locali…. Tutta la Chiesa locale, tutta la comunità ecclesiale deve entrare in questo compito. Ed è qui, allora, che si pone il nostro tema specifico: come essere missionari qui da noi per la nostra gente e come far sì che la nostra gente lo sia per il mondo intero? In altre parole quale missione in Europa nell’orizzonte di un mondo unito, di un mondo globale?      
 
Compiti del CMD
 
Compito primario dei CMD è lavorare nella e sulla Chiesa locale perché diventi tutta “segno universale di salvezza” (LG 48), “sacramento dell’unione con Dio e dell’unità del genere umano” (LG 1). Una Chiesa “estroversa” che ha una “buona notizia” per l’uomo d’oggi: Dio vuole bene all’uomo; Cristo è l’incarnazione di questo Amore, lo Spirito Santo opera nel cuore dell’uomo. Il CMD è impegnato in una vera riforma della Chiesa, riforma che muove da una visione di Chiesa che i vescovi stessi e i Papi ci hanno dato e continuano a raccomandarci nei loro documenti che attualizzano il grande Concilio Vaticano II° di cui celebriamo quest’anno il 50° con un Anno della Fede. Il CMD vuole essere attivo là dove si forma la coscienza di Chiesa. Tra gli obiettivi: a) Creare una coscienza globale - creare nel popolo di Dio della propria Chiesa locale una coscienza globale “cattolica”... cioè immergere la propria comunità nel mondo, far capire e sentire che siamo una sola umanità, abbiamo una sola casa e “niente di ciò che è umano ci è estraneo”. Questa coscienza globale si formi attorno al messaggio centrale del cristianesimo, un messaggio trinitario e cristologico, un messaggio di fede: “Dio ha tanto amato il mondo, da dare (consegnare alla morte) il figlio suo amatissimo… perché il mondo sia salvo (abbia la Spirito) per mezzo di lui” (Gv 3,16). Senza questa prospettiva di fede le motivazioni forti cadono, si stemperano in un vago umanesimo, non creano la donazione della vita. b) Creare uno spirito di accoglienza - Liberarsi della mentalità dei benefattori che persiste in tutti noi e nella nostre comunità: noi abbiamo tutto, abbiamo la verità, abbiamo i sacramenti, abbiamo la cultura, abbiamo la scienza, la tecnologia, la buona educazione, ecc. ecc. Poi siamo anche generosi e diamo… Cosa diamo? I soldi, anzitutto, perché sono la cosa più importante, poi la nostra cultura e la nostra educazione, perché sono quelle giuste; la nostra fede, perché Dio ci ha dato il privilegio di possederla… E così via. Questa mentalità è deleteria, non solo perché è colonialista, ma anche e soprattutto perché è farisaica, nel senso della parabola di Luca 18,9-14 (e chi ha questa mentalità “non torna a casa sua giustificato”). Dobbiamo invece avere la coscienza della nostra povertà... Parlando di spirito di accoglienza pensiamo subito agli stranieri e alle loro culture e religioni. Ma dobbiamo pensare a tante altre cose: per esempio, alle Chiese sorelle, alle esperienza di altre Chiese locali, vicine o lontane…; oppure alle iniziative di movimenti portati avanti da non credenti o non cristiani… La capacità di entrare in rete anche con “gli altri”.
 
d. Fortunato Monelli
Coordinatore dei Centri Missionari dell’Emilia Romagna





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