Home Diocesi Mercoledì 8 Dicembre 2021
Versione Accessibile - solo Testo Mappa del sito Contatti
Centro Missionario Diocesano
Via Ferrari Bonini, 3 - 42121 Reggio Emilia
Tel. 0522/436840 Fax. 0522/433991 E-Mail missioni(@)cmdre.it
 Centro Missionario Diocesano » Articoli sulle missioni » Vento dello Spirito 
Vento dello Spirito   versione testuale
Oltre 100 campisti hanno preso il mandato per questa estate in Missione!

La partenza per i campi estivi in missione di oltre 100 giovani sarà una bella possibilità di incontro con la Chiesa missionaria e il Vangelo annunciato ai poveri. Sabato 26 maggio, al Convegno Missionario Diocesano “Discepoli – Testimoni: tutti Missionari”, il Vescovo Ausiliare Lorenzo ha consegnato loro il Vademecum del campista responsabile e solidale. Lo vogliamo ricordare perché il partire e il ritornare sia un’esperienza dello Spirito della Pentecoste.
 
·        Credo che la mia vita è un dono di Dio, come la fede, la pace, la verità. Credo che ogni dono è un impegno per la mia libertà: a riceverlo, a custodirlo, a metterlo a frutto.
 
·        Credo che il tempo, anche quello delle vacanze, è prezioso per il corpo e per lo spirito. Mi impegno a vivere con particolare cura questo tempo, in missione: è breve, ma può essere unico, decisivo.
 
·        Parto per conoscere un paese, una cultura e delle persone, ma anche per conoscere me stesso. E anche gli altri impareranno a conoscermi: dagli atteggiamenti, più che dalle parole, dal modo di stare con loro, più che dalle cose che farò per loro.
 
·        Non partirò da solo, ma con altri: condividerò le scoperte, le fatiche, le paure. Cercherò di essere utile, positivo, disponibile. Cercherò di ascoltare, di riflettere, di dialogare, custodendo le emozioni piacevoli come quelle pesanti.
 
·        Eviterò lamentele, polemiche, provocazioni. Veglierò su me stesso e sul mio gruppo, perché nessuno ceda alla stanchezza, all’egoismo, alla frustrazione. Pregherò perché questa esperienza mi aiuti a capire chi sono, e a scoprire, in profondità, che cosa Dio vuole da me.
 
·        Mi impegno, anche dopo il ritorno, a rispettare l’ambiente e la natura, consapevole di essere custode della creazione di Dio.
 
·        Mi impegno a rispettare l’acqua, a non sprecarla, a non inquinarla, perché viene dal cuore della terra ed è il cuore della vita.
 
·        Mi impegno a nutrirmi con sobrietà, evitando ogni eccesso nocivo per la salute e offensivo per chi manca del necessario.
 
·        Mi impegno a vivere con più calma, a trovare il tempo per me stesso, per la salute del corpo e dello spirito, resistendo allo stress che porta all’angoscia.
 
·        Mi impegno a riflettere sulle mie relazioni con le persone vicine e lontane, e a interrogarmi su come condividere responsabilità, gioie e fatiche, come figli e figlie dello stesso Padre.
 
Siamo stati ammaestrati e provocati da don Emanuele Benatti che, nella meditazione rivolta ai campisti, ha fatto notare come sia stato un vento a far uscire gli Apostoli il giorno di Pentecoste: “quando decidiamo di uscire non siamo solo noi a decidere, ma c’è un vento forte, benefico. Scegliamo e siamo scelti per uscire, uscire non solo da un territorio, ma anche da noi stessi”. Nell’Antico Testamento si legge che Dio comanda ad Abramo di uscire, andare lontano. Abramo diventa così la figura del cristiano, dell’uomo di fede: “Dio lo toglie dalla vita sedentaria – ha spiegato don Emanuele – . La verità del suo essere non sarà sedentaria ma nomade, in cammino, in diaspora, in viaggio”. Così l’esistenza non coincide con una identità statica: l’essere fermi, soddisfatti, sazi, il godersi la vita; di fatto l’io che dice di godersi la vita, sta solo aspettando la morte. Il cristiano è in movimento, in cammino, sa stare nelle situazioni anche difficili, sa stare anche in piedi sotto la croce, ma perché guarda avanti verso un cambiamento, come in estasi, è l’andare verso l’altro, il totalmente Altro, verso la diversità. La Pentecoste ci chiede di contemplare l’opera dello Spirito che unisce le diversità senza conformismo, nella comunione.
 
Allora l’andare in missione “non è vedere Paesi nuovi, gente nuova, culture diverse, ma cogliere l’occasione di vedere e guardare tutto con occhi, mente, cuore diversi, nuovi”, per vivere diversamente, al nostro ritorno, la vita, con la consapevolezza e l’impegno di essere in missione qui dove siamo. Così “a Brindisi i giovani hanno scritto sulle magliette che indossavano, io non ho paura, così la nostra gente emiliana si rimbocca le maniche dopo il terremoto e dice bisogna ricominciare”. Nell’incontro con una umanità che soffre per l’ingiustizia e di una natura devastata, vedremo i segni della passione, ma anche della risurrezione: scopriremo la dignità dell’uomo e la bellezza della vita che va vissuta! La bellezza di vivere con meno e di far senza di tante cose, come annuncio che accogliamo dalla povertà. La bellezza della condivisione che i poveri vivono quotidianamente, la rinuncia per l’altro ci fa intuire la beatitudine dei poveri in spirito. E, finalmente, la bellezza della lotta e dell’impegno per la giustizia, una povertà che si fa denuncia.
 
Don Gabriele Carlotti









Condividi su: