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3° Forum Etico Diocesano   versione testuale

 
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Acqua, territorio e vita: servono nuovi stili.
 
Non ha tradito le aspettative di confronto aperto su tematiche attuali ed essenziali per la vita, il Forum etico diocesano di sabato scorso all’Auditorium Simonazzi della Cisl. “Acqua, territorio e vita” ha offerto testimonianze e interventi appassionati, a volte dialettici e provocatori, sempre propositivi e coinvolgenti. Questo terzo Forum ha esplicitamente voluto riprendere impegni precedenti e permanenti e stimolare la riflessione sulle scelte concrete da portare avanti insieme a livello locale e globale.
La varietà degli interventi e dei coinvolgimenti ha rimesso in cammino (un cammino comune e allargato nella rappresentatività) società civile, amministrazioni pubbliche, realtà ecclesiali.
 
L’educarci e il formare ad uno stile di vita diverso, più sobrio e felice, sostenibile, alternativo rispetto ad ideologie e culture di mercato, create e diffuse da un “sistema” dagli interessi sempre più imperativi e assoluti, richiede persone autorevoli ed esemplari, capaci di testimoniare con una vita sapiente e con una parola coraggiosa, come ha sottolineato al Forum il Vescovo Lorenzo nei rilievi conclusivi.
 
Questo primo articolo sarà dato spazio al discorso legato al nostro territorio. Un secondo testo rifletterà le due testimonianze che hanno riguardato scenari globali, collegati al nostro stile di vita e al modello di sviluppo adottato.
 
Il confronto sul tema dell’acqua ha visto dialogare l’Assessore provinciale all’Ambiente, Mirko Tutino con un referente del Comitato provinciale Acqua Bene Comune, Emiliano Codeluppi, a partire dai risultati del referendum di giugno scorso che ha chiesto ai cittadini di pronunciarsi sulla gestione dell’acqua, bene essenziale. “C’è stata una risposta netta da parte dei reggiani – ha osservato Codeluppi – perché il 68% ha detto che l’acqua deve rimanere all’interno di strategie di gestione pubblica, lontano dal profitto e dalla sua mercificazione. E’ stato un referendum vinto, ma non reso ancora esecutivo sotto vari aspetti”. Per l’Assessore Tutino oggi “siamo davanti a un bivio che da un lato prevede la possibilità di mettere a gara il servizio idrico, dall’altro la possibilità di affidamento a un’azienda pubblica. In quest’ottica ho voluto avviare un percorso di approfondimento che nelle prossime settimane vorremmo estendere ai Comitati aprendo un dibattito pubblico”. Un percorso condiviso per sondare la possibilità di una società interamente pubblica, costruendo una modalità di partecipazione dei cittadini, con un affidamento diretto, gestione ‘in house’.
 
Il metodo del coinvolgimento si rivela la scelta più adeguata per la gestione dell’acqua come quella del territorio; su questo tema si è avuto il confronto tra l’Assessore provinciale all’Agricoltura, Roberta Rivi, e un referente dell’Associazione RuRe, Corrado Pignagnoli, che ha rilanciato il questionario “Migliorare la qualità della vita in provincia” per raccogliere le opinioni dei cittadini su proposte riguardanti diversi aspetti dello sviluppo,guardando in dettaglio quali usi di nuovo suolo sono ammessi e quali vietati. Per assicurare la sostenibilità ambientale, la capacità di avere futuro, “le prime proposte del Consiglio Rure costituiscono un’assunzione di responsabilità – ha osservato Pignagnoli – nell’interpretare un migliore modello di sviluppo, sapendo bene che esso si iscrive in uno più generale, legato all’evoluzione del capitalismo, che, mai come in queste ore, appare bisognoso di un modello in grado di migliorarlo”.
 
L’Assessore Rivi ha ricordato come nel periodo del boom edilizio solo nell’area del Po venivano cementificati giornalmente 200.000 metri quadrati di terreno agricolo. Altri dati dicono che ogni cittadino residente ha in carica 456 metri quadrati di edificato. Reggio Emilia negli ultimi 20 anni ha perso il 20% di terreno agricolo. “Credo che dipenda dal fatto – ha detto Rivi – che l’edilizia non sia nata per rispondere a un’esigenza, non sia stata un settore di servizio, ma un pezzo di economia che, anziché rispondere a un bisogno, lo stimolava”. La sfida lanciata per il futuro? Quella di invertire la tendenza a urbanizzare terreni agricoli, educando al rispetto della terra, al bisogno di agricoltura, con l’impegno delle amministrazioni a proporre un calendario di impegni da portare avanti insieme alla società civile.
 
L’aspetto agricolo è collegato a quello del cibo e quindi alla vita. Sono tante le situazioni di fame e sete che spingono persone oggi a lasciare la propria terra. “Le migrazioni e i conflitti sono sempre più dovuti a questioni ambientali, alle terre da depredare per le risorse, soprattutto il petrolio e l’acqua” ha detto il direttore della Caritas reggiana, Gianmarco Marzocchini, che ha richiamato l’attenzione sulla carestia nel corno d’Africa, osservando come questa parte di mondo sia stata abbandonata dall’economia globale. “I disastri ambientali che si susseguono nel mondo, e ne abbiamo visti anche in Italia recentemente, stanno aumentando perché sono peggiorate le condizioni di vita della metà della popolazione mondiale. Inurbamento forzato, abbandono delle campagne, carenza di infrastrutture e di servizi pubblici, cattiva qualità delle costruzioni rendono la vita di tanta gente più difficile. Tutto questo, oltre a causare morte, causa forzate migrazioni”.
 
Il Comune di Reggio Emilia è tra quelli a più alta concentrazione di immigrati. La proposta della Caritas è quella di informare maggiormente sulle cause che sono all’origine di questo fenomeno e provare a mettere in rete le loro esigenze nei Paesi di origine, perché possano crescere nelle loro terre. Per l’Assessore alla Coesione del Comune di Reggio Emilia, Franco Corradini, “il nostro modo di produrre ha determinato una insostenibilità ambientale collegata a quella sociale. Pertanto intrecciare le relazioni tra di noi è necessario e utile al cambiamento che deve essere rapido e programmato”. La linea su cui lavorare? Realizzare sempre più alleanze trasversali, coltivare il dialogare interculturale e diffondere la cultura della legalità.
 
a cura del Centro Missionario









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