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2006 - Trasformò l'acqua in vino - Barioni   versione testuale






 
 TRASFORMO’ L’ACQUA IN VINO.
Sussidio per l’accoglienza e l’accompagnamento delle famiglie in difficoltà e per quelle che vivono in situazioni difficili e irregolari.
 
 “Trasformò l’acqua in vino”: questo il titolo del sussidio per l’accoglienza e l’accompagnamento delle famiglie in difficoltà e per quelle che vivono in situazioni difficili e irregolari preparato dalla Commissione regionale di Pastorale Familiare e presentato domenica 3 dicembre all’Oratorio Cittadino dai coniugi Giordano e Teresa Barioni della diocesi di Ferrara.
Il titolo, che sintetizza l’icona biblica delle nozze di Cana, ben rappresenta l’intenzione di questo sussidio, come spiega don E. Castellucci nella sua introduzione: “offrire alle comunità non solo uno strumento per la pastorale con le famiglie in difficoltà e quelle in situazioni difficili e irregolari, ma soprattutto le coordinate in cui muoversi per essere quel luogo in cui ogni famiglia si senta a casa sua, in cui chiunque possa un giorno tornare, sicuro di essere accolto non con rimproveri, giudizi e condizioni, ma con una festa.”
Proprio per questo il sussidio mette solo ai capitoli 4 e 5, sotto i titoli significativi Curare: la pastorale di rete e Accompagnare, le indicazioni per affrontare gli interventi di contenimento e riparazione, nella convinzione che l’annuncio del Vangelo del matrimonio e della famiglia non può limitarsi a questo.
A monte di tutto viene presentato la comunità cristiana, come casa di tutti, famiglia di famiglie. Rifacendosi al documento CEI “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia” questo strumento chiede alle parrocchie una conversione culturale e pastorale per giungere a riconoscere alla famiglia una dimensione ecclesiale e dare alla parrocchia una dimensione familiare, che privilegi cioè l’attenzione alle persone, la comunicazione reciproca e le relazioni interpersonali rispetto alle “cose da fare”. Parallelamente occorre passare da una pastorale”per” la famiglia ad una pastorale “con” la famiglia, valorizzando i gruppi familiari, distribuiti sul territorio e collegati fra di loro. In questo modo la parrocchia è e può essere sempre più la comunità nella quale chi vive situazioni difficili si sente accolto.
A questo punto del testo emerge lo “spirito” che lo ha mosso, quello della formazione al matrimonio e alla famiglia, che si articola in due momenti: il primo, quello della preparazione al matrimonio che incomincia con la fase remota nel discernimento della propria vocazione al matrimonio passa attraverso la preparazione prossima in età giovanile fino a quella immediata che, si auspica, possa identificarsi sempre più con autentici itinerari di fede verso il sacramento del matrimonio. Il secondo momento invece è quello dell’accoglienza e accompagnamento delle giovani coppie. Richiamandosi a quanto espresso dalla FC al n. 69, il testo invita la comunità ecclesiale a non lasciare sole le giovani coppie, ad apprezzarle e sostenerle, aiutandole a maturare nella loro vocazione all’unità, al dono della vita, alla santità.
Questi primi tre capitoli del sussidio così come quelli specifici per le situazioni di difficoltà, hanno alla base la convinzione che la missione cristiana è sempre un gioco a tutto campo e che per costruirlo ha bisogno di persone e coppie disponibili e preparate, di tempi lunghi e progetti organizzati. Tuttavia tutto ciò non deve spaventarci o, peggio, fermarci, nell’affrontare le situazioni di difficoltà della famiglia, ma, ritornando all’icona delle nozze di Cana , seguire l’invito di Maria. “Fate quello che vi dirà”.
 
    Tuttavia tutto ciò non deve spaventarci o, peggio, fermarci, nell’affrontare le situazioni di difficoltà della famiglia, ma prendere nuova forza dalla parafrasi della parabola del buon samaritano proposta nel sussidio al termine del capitolo 5:
La famiglia scendeva da Gerusalemme a Gerico per le vie tortuose della storia, quando incontrò i tempi moderni. Non erano più briganti di altri, ma si accanirono contro la famiglia. Le rubarono la fede, che più o meno aveva conservato, poi le tolsero l’unità e la fedeltà, la serenità del colloquio domestico, la solidarietà con il vicinato e l’ospitalità per i viandanti e i dispersi.
Passò per quella strada un sociologo. Vide la famiglia ferita sull’orlo della strada e disse:” E’ morta”, e continuò il cammino.
Passò uno psicologo e disse:” Era oppressiva, meglio che sia finita”.
La incontrò un prete e la sgridò:” Perché non hai resistito? Forse eri d’accordo con chi ti ha assalito?”.
Infine passò il Signore,che la vide e ne ebbe compassione e si chinò su di lei lavandole le ferite con l’olio della sua tenerezza e il vino del suo amore. Se la caricò sulle spalle e la portò alla Chiesa, affidandogliela disse: “ Ho già pagato per lei tutto quello che c’era da pagare. L’ho comprata con il mio sangue. Non lasciarla sola sulla strada in balia dei tempi. Ristorala con la mia parola e il mio pane. Al mio ritorno ti chiederò conto di lei”.
Quando la famiglia si riebbe, si ricordò del volto del Signore e, guarita dalla sua solitudine egoista e dalle sue divisioni, decise di fare altrettanto e di fermarsi accanto a tutti i malcapitati della vita per assisterli e dire loro che c’è sempre un amore vicino a chi soffre ed è solo.
Così venne ripristinata la solidarietà umana: se in ogni volto, in futuro, il malcapitato poteva temere di riconoscere i suoi assalitori, ora poteva anche pensare di riconoscere il suo salvatore. Anche nella solidarietà quotidiana tra famiglie può ripetersi questa riconciliazione umana. Ciascuna infatti può e deve testimoniare la presenza affettuosa del Signore.