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N. 1 - Gennaio 2011   versione testuale





Dallo Studio Teologico Interdiocesano
Lo scorso ottobre don Daniele Moretto è stato nominato Direttore dello Studio Teologico Interdiocesano (STI). Nato a Brescello (RE) nel 1968 e ordinato nel 1995, ha conseguito il dottorato in teologia a Roma, alla Università Gregoriana.
Don Daniele, cos’è lo STI di Reggio Emilia?
è l’istituzione accademica presso cui svolgono gli studi i seminaristi delle diocesi di Modena, Reggio, Parma e Carpi, oltre ai Saveriani di Parma. Lo Studio è stato fondato nel 1968 dai vescovi di Modena, Reggio, Guastalla e Carpi ed è stato affiliato nel 1970 al S. Anselmo di Roma, per poter conferire il baccellierato, il titolo accademico richiesto per coloro che diventano presbiteri. Nel 1998 si è aggiunta la diocesi di Parma, mentre nel 2006 si è passati come affiliazione alla Facoltà Teologica di Bologna.
Come è strutturato il percorso di studio dei nostri seminaristi?
Consiste in sei anni, suddivisibili in tre bienni: il primo è più di tipo filosofico e dà le prime nozioni sulla Scrittura, il secondo è più teologico-sistematico, l’ultimo riguarda più la pastorale. In tutto sono più di 70 esami, quindi 6-7 esami a semestre, concentrati a febbraio e a giugno.
è un percorso impegnativo. Non è troppo, visto che devono diventare parroci e non teologi?
Beh, l’impegno ci vuole. Ma al di là della quantità, la posta in gioco è un’altra.
Cioè?
Studiare ciò che riguarda Gesù Cristo, a cui il seminarista sta per donare la vita, dovrebbe essere qualcosa di assiduamente ricercato, al di là della fatica. E poi i diversi aspetti del ministero – dalle celebrazioni alla catechesi, dall’accompagnamento personale alla guida della comunità – richiedono di andare al di là di una infarinatura di “tecniche pronte per l’uso”.
Veniamo ai numeri: quanti studenti ha lo STI?
Ci sono 16 seminaristi di Reggio – più 2 ospiti, dal Ghana e dall’Iran –, 10 di Modena, 4 di Parma e 3 di Carpi, oltre a 11 Saveriani; se poi si aggiungono laici e religiose come studenti ordinari e straordinari si arriva ad una sessantina di studenti. è una piccola realtà, ma di buon livello.
E i docenti: chi sono e quanti sono?
Sono in gran parte preti che, dopo il baccellierato, hanno proseguito gli studi conseguendo la licenza o il dottorato; ma ci sono anche 4 laici (3 donne) che insegnano Filosofia e Scrittura. Sono 19 di Reggio, 7 di Modena, 3 di Parma, 1 di Carpi e 1 Saveriano. In questi anni c’è poi un ricambio generazionale con il pensionamento per limiti d’età di alcuni docenti che hanno fatto la storia dello STI (Losavio, Costi, Mazza, Pasotti, Truzzi) e con l’immissione di giovani docenti che hanno da poco terminato gli studi.
Come nuovo direttore cosa intende fare per migliorare lo STI?
Nei primi due mesi ho incontrato studenti, docenti, superiori dei seminari e vescovi, per farmi una prima idea; a partire dalle loro indicazioni, ho formulato alcune proposte che saranno discusse nella prossima riunione dei docenti. Si può però già fare qualche anticipazione: un maggiore confronto tra docenti, un questionario di verifica sui corsi, delle giornate di studio aperte a tutti. Non mancheranno poi iniziative per farsi conoscere dalle nostre diocesi: come questa pagina, che esce contemporaneamente su Nostro Tempo (Modena), La Libertà (Reggio), Vita Nuova (Parma) e Notizie (Carpi).
Perché sentite il bisogno di farvi conoscere?
Perché riteniamo che lo STI sia poco noto e ancor meno utilizzato dalla pastorale. è un problema per le nostre diocesi: infatti la formazione teologica sta diventando sempre più una necessità, proprio quando le urgenze pastorali sembrano avere la meglio.
 
 
Il valore dello studio e della ricerca teologica
don Sincero Mantelli
 
Don Sincero, nato a Parma nel 1978 e ordinato nel 2004, ha conseguito la licenza in storia ecclesiastica alla Gregoriana e in patrologia all’Augustinianum; inoltre si è diplomato in paleografia, diplomatica e archivistica presso l’Archivio Segreto Vaticano.
 
Da pochi mesi insegno allo STI. Un amico mi ha chiesto un giorno quale fosse la materia da me trattata. Patrologia – rispondo con un po’ d’imbarazzo. Dopo un istante di silenzio: Cos’è – mi domanda divertito – una brutta malattia?
Andando oltre la battuta, dobbiamo constatare che la storia italiana ha relegato lo studio della teologia al solo ambito ecclesiale e vicende più vicine hanno creato anche fra i cristiani più convinti il pregiudizio che la riflessione teologica fosse un bizantinismo di altri tempi, un vezzo di chi non vuole impegnarsi in un’attuazione concreta dell’insegnamento evangelico.
Invece lo studio della teologia è essenziale per la formazione dei futuri preti: proprio nelle aule dello STI vengono avviati allo studio della filosofia, che li abitua al rigore della riflessione e al confronto sul piano razionale delle ragioni della fede, vengono accompagnati a nutrirsi della Scrittura imparando a comprendere e commentare la Bibbia con i diversi metodi, si mettono in ascolto della riflessione teologica così come si è configurata nella storia fino a uno sguardo più sistematico e sintetico. Infine cominciano a coniugare il sapere teologico in tutte le sfaccettature, con la vita concreta e in particolare con le esigenze del ministero che li attende. Come insegnano i Padri della Chiesa, la teologia, l’impegno pastorale e la vita spirituale sono tre aspetti della vita cristiana che non possono essere disgiunti, ma crescono in reciproca armonia.
Se poi la maggior parte degli studenti sono seminaristi, essi non sono i soli a sedere nei banchi dello STI. Nella mia classe siede anche una ragazza: in un panorama quasi esclusivamente maschile sembra un’eccezione, eppure riveste ai miei occhi un grande significato. Assieme agli altri studenti laici è il segno che lo studio della teologia è un bene per tutti: sicuramente per chi frequenta la facoltà e fa tesoro degli insegnamenti che riceve, ma soprattutto per coloro che attraverso gli studenti udranno la Parola di Dio e potranno comprenderla nel suo autentico significato. Quando spiego ai miei studenti, molte volte mi distraggo a guardare oltre: vedendo il volto attento e riflessivo di uno studente, penso ai ragazzi ai quali aprirà i tesori della dottrina cristiana attraverso la catechesi, alle persone che sosterrà con la sua parola piena di evangelica consolazione e al bene che attraverso una conoscenza più grande potrà fare in tanti modi.
Dalla “malattia” che mi porto addosso, cioè dallo studio dei Padri della Chiesa – questo è la Patrologia –, ricavo un insegnamento che mi sembra compendiare tutti i benefici, che per le nostre Chiese derivano dall’esistenza dello STI. Scrive Gregorio di Nazianzo: “Salomone, sapiente più di tutti gli uomini, quanto più si addentra nelle profondità, tanto più ha le vertigini, e considera come fine del suo pensare lo scoprire quanta saggezza gli sfugge”. Riprendendo quest’assunto, direi che lo studio della teologia ha una finalità fondamentale: insegnarci l’umiltà, ricordarci che la nostra esistenza cristiana, fatta di pensiero e di azione, è un faticoso cammino per domare la superbia e per imparare a chiedere con umiltà a Dio che ci elargisca la sua sapienza, ci mostri il suo volto. Quando con fatica cerchiamo di studiare un aspetto del reale subito ci accorgiamo della complessità di quanto vogliamo indagare, constatiamo con ammirato stupore quanto superi sempre le nostre possibilità di comprensione. Se tanta grandezza si cela nelle realtà create, quanto più grande deve essere l’umile silenzio che si impone a chi vuole addentrarsi nel mistero dello stesso Creatore. Lo studio della teologia è perciò una palestra di umiltà per i futuri presbiteri, che non dovranno predicare se stessi e le proprie impressioni, ma aiutare i loro fratelli a porsi davanti a Dio, alla sua Parola e alla sua misteriosa Presenza.
Solo se la ricerca teologica diventa per le nostre Chiese un bene prezioso da custodire e a cui dedicare tempo ed energie, la nostra comunità potrà animare – cioè riempire di vita e gioia – il nostro mondo agonizzante ma ancora assetato di verità.
 
Box 1: Tesi di baccellierato
 
La tesi di baccellierato è un elaborato scritto di circa 60 pagine, discusso verso la fine del sessennio davanti a due docenti: il relatore, che ha seguito lo studente nella stesura, e il contro-relatore, che ha letto criticamente il testo. In questo quadrimestre hanno discusso la tesi:
Raphaël Nkoa, Saveriano: “Il problema della collegialità episcopale e del primato alla luce della ecclesiologia di comunione di Yves Congar”, 15 ottobre 2010. Relatore: don M. Nardello. Contro-relatore: don G. Panari
Massimo Fava, diocesi di Parma: “La visione di Teilhard de Chardin: un confronto con il pensiero ecologico del Novecento, 19 ottobre 2010. Relatore: don R. Pinetti. Contro-relatore: don G. Panari.
Stefano Borghi, diocesi di Reggio: “Chiesa e personalità in Romano Guardini”, 23 dicembre 2010. Relatore: don M. Nardello. Contro-relatore: don D. Moretto.
Paolo Biolchini, diocesi di Modena: “Una lettura della spiritualità coniugale di Caresto alla luce di Gaudium et Spes”, 4 febbraio 2011. Relatore: don M. Cavani. Contro-relatore: don F. Colombini.