Venerdì 6 Dicembre 2019
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2000 - Marola - Siate santi - don Angelo Orlandini   versione testuale






La santità di Dio non è immediatamente accessibile all’uomo (Es. 33, 18.23) Non si può vedere Dio e rimanere in vita: così il timore di Isaia che vede la Gloria del Signore e si considera “perduto” perché i suoi occhi hanno visto il Santo di Israele (Is. 6,1-8)
C’è una inconciliabilità tra la nostra natura umana e la santità piena, almeno fino alla rivelazione di Gesù.
Già nell’AT Dio però colma questa distanza altrimenti incolmabile, rivelandosi, proclamando il suo nome[1] ed è a questo punto che l’uomo scopre con stupore Dio nella sua ricchezza, vita, potenza, bontà e misericordia[2], un Dio che si caratterizza proprio perché non da sfogo alla sua ira, come gli uomini ma si distingue per la sua capacità di perdonare.
Nella prospettiva di questa rivelazione allora non c’è da temere se “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Quello che risulterà strano è che “Noi vedemmo la sua Gloria, come di Unigenito dal Padre pieno di Grazia e di Verità”[3]; stupisce che ora la sua Gloria si è fatta visibile e abbordabile da parte di tutti gli uomini.


[1] Es. 34, 5-9
[2] Os. 11,9
[3] Gv. 1,14-15