Venerdì 6 Dicembre 2019
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2009 - Educare . . . con stile   versione testuale






“Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”(Gn 2,15): dalle prime pagine della Genesi emerge che l’uomo è posto nel giardino del creato per coltivarlo e custodirlo. Il creato viene offerto all’uomo nei suoi aspetti: innanzitutto come un dono, che non va inteso solo per sé, bensì per una destinazione collettiva; in secondo luogo come un compito, cioè la custodia che non va intesa come un atteggiamento passivo di conservazione, ma come una responsabilità attiva, una partecipazione diretta.
Anche noi oggi siamo chiamati ad abitare il creato, in modo responsabile: l’aumento della povertà di fasce sempre maggiori di popolazioni e il degrado ambientale rendono ancora più urgente la riflessione sui nostri stili di vita, sollecitati dalla situazione attuale di difficoltà economica. E’ importante tenere come sfondo le motivazioni che ci muovono: non è la paura di cosa potrà succedere domani, o il voler limitare i nostri bisogni oggi pensando che domani avremo meno, né il rifiuto o peggio ancora il disprezzo di ciò che il creato ci offre, è la consapevolezza di sentirci responsabili di un dono che Dio ha affidato alla cura degli uomini.
Ripensare ai propri stili di vita, intesi non tanto come semplici gesti ma come dimensione personale con cui entriamo in relazione con la realtà sociale, è occasione di conversione e maturazione per ognuno di noi e per le nostre famiglie. Dobbiamo essere consapevoli che il cambiamento non si realizza per semplice volontà e in breve tempo, richiede fatica e impegno; occorre ripartire ogni giorno ritrovando le motivazioni che ci spingono a ciò e solo dopo fare scelte concrete che non hanno il carattere di univocità e definitività, ma che si modificano nel tempo e nelle situazioni. Camminare con altre famiglie ci aiuta a dare continuità ai gesti e a lasciare una traccia ai nostri figli.
L’augurio è che le famiglie possano ritrovare in questo percorso la stessa logica che ci viene dall’Eucaristia: pane donato in abbondanza che non deve essere sprecato, ma è capace di dare speranza quando viene condiviso.