Venerdì 6 Dicembre 2019
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2007 - Beata la famiglia. Dio chiama alla felicità   versione testuale






Il cammino compiuto lo scorso anno, attraverso le tappe dell’Esodo ci ha costituito come popolo dell’Alleanza che riceve dal suo Signore le tavole della Legge. Questo cammino trova il suo naturale compimento ai piedi del nuovo monte dal quale Gesù convoca il popolo della nuova Alleanza: egli raduna una comunità perché sia segno di liberazione e di speranza per il mondo intero.
Gesù sale sul monte non per allontanarsi dalla folla, ma piuttosto per mettersi in una posizione dalla quale poter abbracciare tutti con il suo sguardo. Non è un Gesù che proclama ma che istruisce in modo diretto, senza mezze misure: educa nel rapporto con l’altro, alla relazione con coloro che sono al nostro fianco.
Le parole che Gesù ci rivolge non sono per individui isolati, ciascuno dei quali impegnato a fare un proprio percorso di perfezione morale, ma piuttosto ad una comunità disponibile al discepolato: la famiglia “piccola chiesa” può essere luogo privilegiato in cui far risuonare questo lieto annuncio!
Via praticabile: occorre evitare la tentazione di estremizzare le parole di Gesù o di farne una lettura di tipo perfezionistico; il Discorso della Montagna non mira a formare un’anima bella, ci mostra invece quanto siamo lontani dal Vangelo e per questo ci invita a vivere nella storia, nella vita quotidiana le Beatitudini con la possibilità di una gioia piena anche in mezzo alle tribolazioni.

Le Beatitudini ci invitano quindi a vigilare sulle cose materiali; se non vigiliamo rischiamo di dimenticare le cose importanti, la nostra vera felicità e prendono il sopravvento quelle secondarie.
Essere sale e luce: la nostra meta è quella di diventare sale, sale che serve per dare sapore e quindi, come il sale penetra negli alimenti, il cristiano, la famiglia cristiana è chiamata a penetrare nella società umana adeguandosi alle varie situazioni e culture; sale che serve anche a conservare i cibi e quindi noi discepoli di Gesù dobbiamo presentarci come una riserva di speranza per il mondo intero. La nostra meta è anche quella di essere luce, non luce propria ma luce della Parola di Dio che convoca la comunità e vi dimora.
La sostanza non è illuminare o salare, ma di essere luce e di essere sale, mostrare che l’azione inarrestabile dell’amore è possibile, rendere cioè credibile e praticabile l’Amore.
Praticare le parole di Gesù non vuole dire fare tante cose, anche le più nobili: la cosa principale è dimorare nell’Amore.
Avviciniamoci quindi al monte per ascoltare la sua parola che ci stupisce e ci sorprende: con le nostre famiglie e le nostre comunità potremo passare dalla condizione di folla a quella di discepoli facendo nostre queste parole attuandole nella vita di tutti i giorni.