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Don Pietro di ritorno dal Brasile   versione testuale
condivisioni dalla missione

La condivisione di don Pietro Adani della sua prima visita alla missione in Brasile compiuta dal 30 maggio al 23 giugno 2017. 
 
Uno degli aspetti che subito mi è parso evidente, nel mandato conferitomi dal Vescovo, è il poter visitare le missioni diocesane ed avere quindi l’opportunità di vivere alcuni momenti ordinari con i nostri missionari. 
Incontrare l’uomo è sempre un dono, una provocazione alla propria vita. Incontrare un popolo, una comunità ecclesiale, mediata dalla relazione di un missionario che vive da anni con loro, è una ricchezza straordinaria. E’ come vedere la realtà in una prospettiva nuova, che tu non hai mai potuto pensare o immaginare, perché troppo immerso nella forza delle tue consuetudini.
 
 E non si tratta di studiare dei dati o dei comportamenti ma di entrare nella relazione reale con uomini e donne, dove alla fine s’impara a vedere tutto meglio e si scopre una bellezza sempre nuova che Dio, “todo-poderoso,” ci svela, nel suo Creato e nelle sue Creature, sempre in una sorgiva novità. 
Quindi, nella inevitabile fatica di lasciare ed interrompere le attività ordinarie, sono partito per il Brasile per visitare la nostra missione in Bahia, dove siamo presenti da oltre cinquant’anni, in particolare nella diocesi di Ruy Barbosa. 
Appena arrivati a Salvador, io e Caterina Mainini, vice economa della diocesi, che mi ha accompagnato nel viaggio, siamo stati accolti in casa da Antonina Neri, missionaria in Brasile dal 1966.
 
In seguito tante situazioni mi hanno parlato e provocato.
Sia ad Ipirà con don Gabriele, che a Pintadas con don Luca, ho concelebrato due matrimoni: gli sposi si sono uniti davanti a Dio con la semplicità dei poveri. A queste liturgie, avvenute in giorni feriali, erano presenti una decina di persone, a  cui si sono aggiunti i responsabili della pastorale matrimoniale che hanno animato la celebrazione. A Pintadas gli sposi indossavano gli abiti della festa, non l’abito nuziale, che di solito noleggiano perché non possono permettersi di acquistarlo. 
 
Mandando qualche foto a casa attraverso i social, ho ricevuto commenti stupiti: “le sedie di plastica per un matrimonio ci insegnano qualcosa in fatto di semplicità”. Sì, noi a volte assistiamo a matrimoni dove di plastica è rimasto solo il cuore che, come tutte le cose di plastica, si usa e si getta. È triste da dire ma a volte tutto ci distrae o ci porta lontano dalla vera ricchezza di imparare l’amore nella semplicità e di viverlo quotidianamente nell’autenticità. Il matrimonio si è svolto il giorno del mercato, l’unico in cui transitano i mezzi pubblici per arrivare in città, permettendo ai pochi parenti di potersi così riunire per condividere la festa. 
Al centro non c’era il banchetto, il viaggio di nozze, l’addobbo della chiesa, o i canti ad effetto per stupire. Al centro c’era il desiderio di dirsi “sì” davanti a Dio, in tutta semplicità e bellezza: l’uomo e la donna ricevono la benedizione di Dio sulla loro vita e per sempre vivranno la missione di portare Dio nel sì quotidiano a questa promessa.
 Spero di custodire sempre la gioia dei loro occhi; vedere come la Chiesa è vicina a questi suoi figli più piccoli e come, con delicatezza, fa festa con loro, dona pace e fa nascere il desiderio di fare altrettanto: essere una Chiesa che sa vivere con letizia la prossimità.
 
Ho vissuto un secondo toccante momento durante la Messa di Pentecoste a Pintadas. L’Eucaristia è iniziata con tutta la gioiosità canora di questo popolo, dove l’assemblea canta con forza. Tutti han subito notato un uomo di alta statura, quasi due metri, ubriaco, in prima fila. Qui la piaga dell’alcolismo è davvero grande e distrugge tante famiglie. Nell’assemblea si è creata tensione, anche perché quest’uomo lanciava gesti e urla che disturbavano. Don Luca ha sceso i pochi gradini durante il canto dell’atto penitenziale e gli ha parlato, invitandolo a salire vicino a lui sul presbiterio. Sul volto della gente si leggevano paura e disagio. Quest’uomo quando è ubriaco diventa violento e ha già ucciso alcune persone. Lui ha ripreso a parlare con don Luca, avvicinandosi e  interrompendolo, e gli ha chiesto: “Anch’io sono figlio di Dio malgrado abbia ucciso delle persone? Don Luca, con voce calma, gli ha risposto di sì e lo ha invitato a chiedere perdono. Lui è tornato al posto di fianco alla sede, improvvisamente si è  inginocchiato e si è piegato più volte verso terra chiedendo perdono. Poi durante il canto del Gloria ha percorso tutta la navata centrale ed è uscito dalla chiesa.
 
 In questi intensi momenti sono stato condotto dentro al Vangelo del Pubblicano e del Fariseo, sono stato portato sul Calvario ed ho ascoltato il grido di perdono del ladrone. Ho visto scendere lo Spirito Santo e sciogliere i cuori di tanti fedeli. L’amore del Padre è davvero grande, ma forse non tutti l’hanno visto passare. In Brasile come da noi il Signore passa sempre; il Signore viene incontro, ma non sempre noi lo riconosciamo. Era il giorno di Pentecoste.
Ognuno si sarà chiesto: dove sarà andato quell’uomo? Sarà cambiato? Avrà smesso di bere, di uccidere? Sono domande lecite e naturali, ma anche nel Vangelo non sappiamo cosa sia accaduto a Zaccheo, o cosa ne sia stato della donna peccatrice, di tante donne e uomini guariti da Gesù. Il Vangelo ci parla, attraverso gli incontri di Gesù, di come Dio ci ama. L’unica domanda utile che mi posso porre davanti a quest’incontro è:  come è cambiata la mia vita?
 
Il mio pellegrinaggio per i luoghi della missione è proseguito verso Nova Redençao. Lì ho incontrato Vanessa, una giovane missionaria laica inviata dal Centro Missionario per camminare con i bimbi in difficoltà, accompagnandoli a scuola e visitando le loro famiglie, molto povere, nel bairro. Per un breve periodo ci ha accompagnato la pioggia, che per questa terre significa vita, festa, raccolto, futuro. E’ bello vedere questa ragazza entrare con semplicità e forza nella vita di tante famiglie, nella scuola pubblica, e capire che per loro è un’ importante presenza ed aiuto. 
 
Il giorno successivo con don Luigi Ferrari, Fratello della Carità, siamo andati a far visita ad Enzo Bertani che ci ha presentato il progetto “Não sei mas quero”. La sera era in programma la festa del progetto, la festa di San Juan. Ho partecipato. I bimbi, che ci hanno conosciuti solo poche ore prima, al nostro arrivo ci son corsi incontro facendo gran festa, soprattutto a Caterina. I bimbi sono trasparenza dell’amore, ci svelano l’importanza di essere presenti nella loro vita. La loro capacità di gioire, di fare festa, di vestirsi benissimo con creatività usando le cose più semplici e tradizionali, ci ricordano la grandezza, la preziosità e il dono di essere chiamati ad essere presenza, segno di Dio che è vicino agli uomini. Non c’è valore che un uomo possa vivere o ragionamento che possa realmente ascoltare se non è anticipato dalla verità che Tu desideri incontrarlo, stare con lui, volergli bene.
 
La capacità di vivere non a parole ma con i fatti e nella verità mi si è resa evidente nei giorni in cui ho vissuto con don Luigi Ferrari e don Riccardo Mioni a Utinga, seguendoli nel loro ministero nel territorio molto esteso a loro affidato. Ho visitato con loro, nella semplicità, alcune comunità ed alcuni ammalati. 
In Casa di Carità, a Ruy Barbosa, si è subito a casa. Se poi ti ritrovi in Brasile due suore italiane e due malgasce che vivono la loro presenza missionaria insieme, è normale sentir sorgere dentro di te un canto di riconoscenza al Signore. In Casa ho incontrato alcune bambine che davano da mangiare agli ospiti: “se non ritornerete come bambini nella novità del cuore non entrerete nel regno dei cieli”. 
 
Durante questo viaggio, con i missionari e con il vescovo André ci siamo interrogati profondamente su come la nostra Chiesa è stata presente ed ha servito queste comunità. 
Quale eredità ci lasciano questi anni di missione in Brasile? 
In quale modo i nostri missionari rientrati hanno contribuito a far crescere la nostra Chiesa di Reggio Emilia - Guastalla?
Può la Chiesa brasiliana aiutarci nel nostro cammino di evangelizzazione attraverso le nuove Unità pastorali?
La nascita di nuove vocazioni e della missionarietà all’interno della Chiesa del Brasile ci interroga anche sul nostro cammino, su come continuare la nostra presenza lì, come lasciare che la Chiesa di Ruy Barbosa cresca e come noi, sempre nello stile del servizio, possiamo aiutarla.
 
Ho trascorso gli ultimi giorni con don Giancarlo Pacchin e l’Associazione “Caritas di San Francesco” fondata da lui e dai ragazzi, oggi giovani, che condividono l’avventura di tanti progetti in cui il Vangelo diventa opera di vita. Sono state aperte 9 scuole materne per i bimbi delle famiglie più bisognose. Con il “Progetto Favelas” don Giancarlo ha fatto costruire villaggi dignitosi per liberare tante famiglie dalla povertà, donando loro la dignità di una casa. Quest’anno è stato inaugurato il forno “Pane nos” che distribuisce il pane a tutte le scuole e al quartiere in cui è stato realizzato. Oggi l’Associazione sta dando lavoro ad un centinaio di giovani. Il presidente e un gruppo di 6 direttori sono tutti volontari: con generosità, insieme al don, si adoperano per generare processi educativi a partire dai più piccoli e per offrire un’opportunità di lavoro ai giovani. 
 
Ringrazio il Signore per questo nuovo viaggio ed affido a tutti noi il compito di pregare e rimanere sempre aperti al dono dello Spirito che ci spinge ad annunciare il Vangelo fino ai confini della terra.
 
Don Pietro Adani 









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