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Ecologia integrale: Altre buone pratiche   versione testuale

 Nella Giornata Mondiale dell’Ambiente riprendo a condividere qualche notizia circa le tematiche del  “Seminario di studio sulla custodia del creato” organizzato nel marzo scorso a Roma dalla CEI. Colgo così anche l’occasione per ricordare che la Laudato sì è stata firmata da Papa Francesco il 24 maggio 2015, Solennità di Pentecoste, e presentata poi ufficialmente il 18 giugno. E’ un anniversario da celebrare con iniziative anche pastorali miranti a far conoscere alle comunità il pensiero e l’impegno del Papa. Lo stesso Pontefice non perde occasione per riprendere le varie problematiche della Lettera, di cui ha dato copia anche a Trump. Da lui, come da tutti noi, Papa Francesco attende risposte serie, coerenti e coraggiose. Lo ha fatto anche nel Messaggio alla Chiesa brasiliana, nel febbraio scorso, sottolineando l’obiettivo della Campagna di Fraternità 2017: “Custodire il creato, in modo particolare gli ecosistemi brasiliani, doni di Dio, promuovere rapporti fraterni con la vita e la cultura dei popoli, alla luce del Vangelo... considerando gli effetti del degrado ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone...perché in ogni parte della terra il degrado dell’ambiente è sempre accompagnato da ingiustizie sociali” (cfr anche LS, n.43).
 
Tornando al Seminario sulla custodia del creato, queste in rapida successione le tematiche trattate: “terra e terreni”, “energia e finanza sostenibile per il clima”, “energia e parrocchia sostenibile”, “Laudato sì e lavoro pastorale nelle parrocchie”. Avendo trattato nel precedente articolo di alcune buone pratiche legate al primo tema, ne presento alcune altre legate al tema successivo, presenti sia nell’ambito ecclesiale come in quello civile, nazionale e internazionale.
 
Una delle sfide più grandi richiamate dall’Enciclica riguarda la transizione energetica e la finanza sostenibile: “Sappiamo che la tecnologia basata su combustibili fossili, molto inquinanti – specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas – deve essere sostituita progressivamente e senza indugio” (LS, n 165). Ora la transizione energetica richiede che i 2/3 delle riserve fossili rimangano nel suolo. E’ necessario passare alle fonti sostenibili. Abbiamo 25 anni di tempo se non vogliamo superare la soglia di allarme del riscaldamento globale secondo l’obiettivo concordato a Parigi dei 2 gradi centigradi. Questo è fattibile. Le soluzioni tecnologiche esistono e gli investimenti stanno crescendo, così come la loro redditività. Le decisioni politiche debbono essere più decise e coraggiose. L’UE negli ultimi 10 anni ha aumentato del 16% il consumo di fonti rinnovabili. Dobbiamo raggiungere il 20% nel 2020, altrimenti nel 2045 avremo dato fondo anche alle risorse fossili con il conseguente drammatico disastro planetario, climatico, ambientale, sociale, con migrazioni esasperate e disperate.
 
La transizione energetica è fattibile, ma la finanza deve diventare etica e sostenibile: dietro i modelli di produzione e di consumo ci sono decisioni finanziarie che comandano le strutture, l’utilizzo delle risorse e i mercati. E’ necessario e urgente dare un segnale forte alle entità finanziarie: disinvestire dalle fonti fossili, sempre più costose e invasive, per investire in fonti rinnovabili, con costi sempre più contenuti. Nell’America di Trump è in azione da tempo una straordinaria Campagna a sostegno del cambiamento di rotta: 595 Istituzioni internazionali hanno già disinvestito 3,4 miliardi di dollari. In Europa la Norvegia e l’Irlanda hanno già iniziato a ridurre i finanziamenti pubblici su fonti fossili. Lungo questa scia trasversale di governi e istituzioni, di entità laiche e religiose (queste ultime, di varie religioni, costituisco il 24% degli investitori alternativi), anche la Chiesa cattolica ha iniziato a prendere iniziative e impegni significativi, soprattutto attraverso diocesi e ordini religiosi. Ad esempio Dignity Health, organizzazione sanitaria delle Sorelle della Misericordia in California, ha assunto un vero e proprio modello di strategia per la finanza sostenibile su 4 “gambe”, così chiamate per indicare il cammino: a) controllare gli investimenti finanziari, b) passare ad una finanza per fonti rinnovabili, c) assumere impegni politici e sensibilizzare fedeli, uomini/donne di buona volontà,  d) aiutare con la finanza etica le comunità latinoamericane più vulnerabili  a livello climatico, sociale, economico.
 
Su quest’ultima “gamba” anche la FOCSIV con le sue Ong  (il nostro RTM ne è parte attiva) sta attuando interventi significativi in diversi paesi africani e sta per lanciare una nuova iniziativa, One4All, che mira a sostenere l’accesso ad energia sicura e pulita da parte delle popolazioni più impoverite e deboli, proprio perché il nostro impegno deve porre al centro la voce, il grido dei più poveri insieme a quello della terra, la nostra casa comune ferita da un sistema economico omicida, iniquo e insostenibile.
Non mancano anche altri esempi più ecclesiali e vicini: l’Arcidiocesi di Trento ha investito in un polo culturale alimentato solo con energie rinnovabili non inquinanti. La Diocesi di Monreale ha costruito una chiesa con casa canonica, aule di catechismo, sale d’incontro tutte coibentate e con sistema di consumo energetico ridotto e pulito. In diocesi di Alessandria la parrocchia di san Paolo ha costruito un edificio a basso impatto ambientale, come un vero e proprio collettore di energia solare, con sistemi di recupero e utilizzo di acqua piovana, isolamento termico e acustico. 
 
A Capo di Leuca, diocesi S. Maria di Leuca, in Puglia, è stato costruito un piccolo “parco ecclesiale”, vero laboratorio di idee per una comunità d’apprendimento, dove si creano  iniziative di educazione alla bellezza, alla solidarietà e alla “mobilità lenta integrata”, per il collegamento tra varie località disperse della zona…
Come scrive Papa Francesco: “Un’ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo... una creatività generosa e dignitosa, che mostra il meglio dell’essere umano... tali azioni diffondono un bene nella società che sempre produce frutti al di là di quanto si possa constatare... Inoltre l’esercizio di questi comportamenti ci restituisce il senso della nostra dignità, ci conduce ad una maggiore profondità esistenziale...” (LS  n 211, 212, 230).
Forse anche nella nostra Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla ci sono tracce e segni della volontà e capacità di cambiare rotta (conversione) che meriterebbero di essere conosciuti…
 
 
don Emanuele Benatti






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