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L’eredita' profetica di Tibhirine   versione testuale
Ascolta gli audio della serata

Padre Jean Marie Lassausse, responsabile ora del Monastero di Tibhirine, è stato nostro ospite giovedì 3 marzo alle ore 20,45 nella Sala Convegni della parrocchia del Sacro Cuore a Reggio (Baragalla).
La serata è stata molto partecipata e Padre Jean Marie ha cercato di farci respirare il clima che ancora oggi si vive a Tibhirine, luogo simbolo del dialogo.
 
Ascolta gli audio della serata:

 
 
LA STORIA IN BREVE
 
Il Monastero di Notre Dame dell'Atlante è un monastero dell'Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza, fondato nel 1938 a Tibhirine, 90 km a sud di Algeri.
 
Nella notte tra il 26 e il 27 marzo del 1996 un commando formato da una ventina di uomini armati irruppe nel monastero, sequestrando sette dei nove monaci che ne formavano la comunità, tutti di nazionalità francese. 
 
Il sequestro fu rivendicato un mese dopo dal Gruppo Islamico Armato, che propose in cambio alla Francia uno scambio di prigionieri. Dopo inutili trattative, il 21 maggio dello stesso anno i terroristi annunciarono l'uccisione dei monaci, le cui teste furono ritrovate il 30 maggio; i corpi non furono invece mai ritrovati.
 
I sette monaci erano:
Christian de Chergé, 59 anni, monaco dal 1969, in Algeria dal 1971.
Luc Dochier, 82 anni, monaco dal 1941, in Algeria dal 1947.
Christophe Lebreton, 45 anni, monaco dal 1974, in Algeria dal 1987.
Michel Fleury, 52 anni, monaco dal 1981, in Algeria dal 1985.
Bruno Lemarchand, 66 anni, monaco dal 1981, in Algeria dal 1990.
Célestin Ringeard, 62 anni, monaco dal 1983, in Algeria dal 1987.
Paul Favre-Miville, 57 anni, monaco dal 1984, in Algeria dal 1989.
 
Due monaci della comunità scamparono al sequestro, Amédée Noto e Jean-Pierre Schumacher.
 
Dal testamento spirituale di Padre Christian de Chergé:
« Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere anche oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese... Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato. »








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